Operaio morto, imprenditore condannato

22 Agosto 2019

Inflitti due anni al datore di lavoro: «Il dipendente, assunto tre giorni prima, non era preparato per tagliare gli alberi»

CHIETI. Due anni di reclusione (pena sospesa) per la morte di un operaio rimasto schiacciato sotto un faggio alto 18 metri. È la condanna inflitta in Cassazione a Rocco Muscente, 48 anni, imprenditore di Palena accusato dell’omicidio colposo di Stefan Borcau, romeno di 39 anni, alle sue dipendenze da appena tre giorni. I giudici romani hanno dunque confermato le sentenze del tribunale di Chieti e della Corte d’appello dell’Aquila.
Per riepilogare la vicenda, bisogna tornare al 26 luglio del 2011. Quella mattina Borcau era impegnato in alcuni lavori in un bosco a Palena, in località Fonte dei Pulcini-Schiappone, dove la ditta Muscente era stata autorizzata a tagliare alberi ad alto fusco. L’incidente si è verificato in una zona con una pendenza di oltre il 90% e il terreno reso scivoloso da piogge recenti e dall’umidità notturna. L’operaio, intento a tagliare l’albero già in precedenza abbattuto e rimasto impigliato a un faggio vicino, è stato colpito in pieno dalla pianta «dal peso stimato di 9 quintali». Il boscaiolo è morto all’istante. «Al momento dell’infortunio», si legge sulla sentenza, «Borcau stava svolgendo l’attività lavorativa per la quale era stato assunto: la scelta operata di asportare i rami, in modo da consentire la discesa a valle dell’albero rimasto incastrato, è dipesa dalla mancata formazione e informazione, che non gli aveva consentito di valutare in modo compiuto i gravi rischi connessi alla pericolosa attività».
L’imprenditore si è difeso sostenendo che «l’operaio non doveva procedere a tagliare altri alberi, ma solo a ridurre i tronchi già abbattuti in pezzi più piccoli per poi accatastarli». Di conseguenza, sempre secondo la testi difensiva, «con decisione del tutto autonoma, il lavoratore, dopo aver impugnato la motosega, aveva invece iniziato a tagliare un albero segnalato con il bollino rosso della Guardia Forestale, e ciò nonostante gli fosse stato assolutamente proibito di abbattere altre piante. L’acclarata circostanza che la morte di Borcau è avvenuta in conseguenza di un’attività del tutto differente ed esorbitante dalla mansione affidatagli dal datore di lavoro, e proseguita nonostante il richiamo dei colleghi di desistere dal taglio dell’albero, porta ad escludere la penale responsabilità dell’imputato». Ma la Cassazione non la pensa così: «Le circostanze dedotte da Muscente, che vi fossero sul posto alberi già abbattuti e che l’imputato il giorno del fatto avesse impartito ai suoi operai la direttiva di limitarsi a un’attività di depezzamento dei tronchi e accatastamento della legna, non consentono di ritenere eccentrica ed esorbitante la condotta della vittima che, ignara dei rischi connessi alla pericolosa attività posta in essere, nel tentativo di liberare un albero rimasto incastrato in un altro, ne veniva travolta riportando ferite mortali».
«Un eventuale comportamento imprevedibilmente colposo della vittima», conclude la Cassazione, «poteva essere preso in esame solo in presenza di un adempimento da parte del datore di lavoro dell’obbligo a suo carico di formazione e informazione del dipendente dei rischi connessi alle mansioni da svolgere in concreto». La famiglia della vittima, durante i tre gradi di giudizio, è stata assistita dagli avvocati Mauro Faiulli, Luciano Carinci, Lara Di Vona e Marco Femminella. L’imputato, già in primo grado, è stato condannato al pagamento di 100mila euro di provvisionale a favore dei familiari dell’operaio, oltre al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede.