Operata dopo la diffida dell’avvocato

Donna 68enne attendeva dal 2 luglio l’intervento al femore rotto. La richiesta di eventuali danni fa mobilitare la Asl
VASTO. E.D.A. è una donna di 68 anni che il 2 luglio scorso si è fratturata il femore. Ricoverata al San Pio, è stata costretta a rivolgersi a un avvocato per riuscire ad essere operata. Non certo per colpa dei medici. La mancanza di anestesisti al San Pio ha di fatto paralizzato l’attività chirurgica. Ieri ad Ortopedia c’erano in programma 10 interventi. I medici hanno potuto operare solo una parte dei pazienti. Il reparto diretto dal dottor Enzo Di Prinzio, e che fino a due anni fa era il fiore all’occhiello dell’Ortopedia abruzzese, è ora mortificato dalla carenza di anestesisti. I pazienti se la prendono con gli ortopedici che in realtà sono vittime anche loro di quello che accade.
I figli di E.D.A. lo hanno capito e davanti allo strazio della mamma in preda ai forti dolori in attesa dell’intervento, hanno chiesto aiuto all’avvocato Antonella Marchetti. Il legale ha inviato alla Asl e ai dirigenti dell’ente una diffida. «Finalmente la mia cliente», dice l’avvocato Marchetti, «ieri mattina è entrata in sala operatoria. La signora», racconta il legale, «il 2 luglio scorso, in seguito a una caduta, si è fratturata un femore. I medici, fatta la diagnosi, hanno indicato la trattazione chirurgica. Per giorni la signora ha atteso di essere operata nonostante il certificato parlasse di “percorso femore” che prevede l’intervento entro 48 ore». Ignorate anche le continue sollecitazioni dei familiari preoccupati per la sofferenza della donna e il tempo trascorso a causa dei rinvii dell’operazione. «Non appena sono stata contattata», racconta l’avvocato Marchetti, «ho ritenuto necessario inviare alla Asl una diffida, riservandomi di valutare eventuali danni». La diffida ha scosso la dirigenza aziendale e quella del San Pio. Ieri mattina finalmente in ospedale c’erano degli anestesisti e la sessantottenne poco prima di mezzogiorno è entrata in sala operatoria. L’intervento è riuscito e i familiari si augurano che la donna possa essere dimessa a breve. Continuare a ritardare interventi per mancanza di anestesisti comincia a diventare rischioso. La Corte di cassazione è stata molto chiara in proposito stabilendo che «rinviare un intervento dopo il ricovero andando oltre il timing ottimale, è punibile perché nega l’accesso a quella elevata probabilità di guarigione del tutto esente da postumi, che, invece il paziente avrebbe avuto in caso di tempestivo intervento».
L’avvocato Marchetti non è l’unico legale contattato da pazienti esasperati e in qualche caso peggiorati aspettando l’arrivo a Vasto di anestesisti. M.D.N., che attende da dicembre un intervento al rene, ha chiesto aiuto all’avvocato Angela Pennetta.
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