Opere incompiute: la Biennale seleziona l’ecomostro di Ripa

Il colosso è il simbolo delle strutture italiane abbandonate Dal 29 aprile l’edificio apre al pubblico per le visite guidate
RIPA TEATINA . Si riaccendono i riflettori sull’ “Ex Rems”, la gigantesca incompiuta nascosta tra i vigneti di Ripa Teatina. Dopo mezzo secolo dalla posa della prima pietra, il colosso (una residenza per anziani iniziata negli anni ’70 e mai terminata) è pronto a rappresentare l’emblema delle opere pubbliche incompiute nel padiglione Italia della 18esima mostra internazionale di Architettura di Venezia. Il prossimo 29 aprile la struttura sarà eccezionalmente aperta al pubblico che potrà osservare da una prospettiva diversa quell’enorme presenza che da decenni convive silenziosa con la comunità.
LA BIENNALE
Dopo tentativi di completamento e ipotesi di demolizione, sono stati 11 architetti della comunità Hpo insieme al Fosbury architecture (Fa) ad interessarsi alla struttura, mossi dall’idea comune di immaginare una nuova riattivazione. All’interno del progetto “Spaziale: ognuno appartiene a tutti gli altri” l’opera è stata selezionata per far parte dei nove progetti pionieri del padiglione Italia. Alla Biennale, insieme a città come Taranto e Mestre, ci sarà anche Ripa Teatina con una struttura in abbandono per la quale adesso si immaginano nuove prospettive di fruizione. I siti scelti per la mostra «rappresentano luoghi di fragilità e trasformazione», spiega Valentina Caprini, curatrice del padiglione, «ognuno con un tema cardine: quello di Ripa rappresenterà il simbolo delle opere pubbliche incompiute in Italia».
IL PROGETTO
La struttura sarà presentata come l’Uccellaccio. «Riporta alla memoria il lavoro di Pasolini, ma anche la tradizione popolare dell’uccello del male augurio», sottolinea la scrittrice e advisor del progetto, Claudia Durastanti, «c’è quasi la sensazione che ci sia un maleficio e lo vogliamo trasformare in qualcosa di benigno». La advisor del progetto ha quindi «accettato la sfida stimolante», dice, «di invertire il rapporto di forza tra una struttura ingombrante e paradossalmente nascosta». L’iniziativa punta «a cambiare il punto di vista della comunità», sottolinea Alessandro Bonizzoni, curatore del padiglione, anche perché «l’edificio strutturalmente è irrecuperabile», dichiara Giulio Marchetti di Hpo. «Ha potenziale sotto altri punti di vista». E su questo concorda anche Rocco Mangifesta, in rappresentanza della direzione Asl2. «Servirebbero investimenti troppo importanti».
APERTURA AL PUBBLICO
Un progetto che si concretizza anche con la sinergia del Comune e della Asl, proprietaria della struttura. «Sarà una sfida», dice il sindaco Roberto Luciani, «può ancora suscitare interesse». Un’opera che «ha creato malessere tra i cittadini», commenta Mario Rispoli, responsabile ufficio tecnico, «oggi può diventare un elemento caratteristico del paesaggio». Il 29 aprile l’Uccellaccio sarà aperto al pubblico: con ingresso da via Romagnoli, i visitatori percorreranno l’anello verde esterno chiamato “il satellite”, si giungerà poi al “cratere”, spazio dedicato agli eventi, e accompagnati dalle guide si visiterà solo una parte interna dell’opera per questioni di sicurezza. Così, si accende una luce all’orizzonte per il colosso di Ripa Teatina. «Chissà che qualcuno non si innamori di quest’opera alla Biennale», conclude Daniele D’Amario, assessore regionale alle Attività produttive.
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