«Ora voglio bruciare il mio corpo»

Il racconto choc di un piccolo giocatore: così posso cancellare un brutto ricordo
CHIETI. «Vorrei cancellarlo questo brutto ricordo... bruciare il corpo come facevano gli antichi romani». Il giudice Andrea Di Berardino definisce «raggelanti» le parole pronunciate da una piccola vittima durante l’audizione protetta. Quel ragazzino, secondo il tribunale, «ha mostrato una intelligenza superiore alla media della sua età. Il suo linguaggio è apparso appropriato e mai suggestionato, diretto e piano, frutto di una elaborazione concettuale matura, ben più profonda di quella dei suoi compagni. Il pensiero che è venuto fuori dall’audizione è che Furgiuele era “malato” perché “ci voleva fin troppo bene. Nei nostri confronti ha fatto cose molto brutte... che dovrebbero fare adulti con adulti, femmine con maschi”». Nella sentenza sono ricostruite le violenze verso il ragazzino: «Furgiuele, nel corso del 2016, più o meno una volta alla settimana, lo portava al bar, chiudeva la porta e abusava di lui. “Se non lo fai non ti farò più giocare”, gli diceva l’allenatore. Il ragazzino provava “un po’ di paura” (“speriamo che la smette... speriamo che la smette”). Questo racconto, spontaneo e al contempo riflessivo, non pone alcun dubbio di autenticità. L’attendibilità è rafforzata dalla deposizione del padre della vittima». L’inchiesta, coordinata dal pm Giuseppe Falasca, è stata condotta dai poliziotti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti. L’imputato è difeso dall’avvocato Luigi Antonangeli, mentre i genitori delle vittime si sono costituiti parte civile con gli avvocati Monica D’Amico, Teresa Laviola, Claudia Ottaviano, Livio Sarchese, Vittorio Iovine e Maria Teresa Pierfelice. (g.let.)

