Ore 13, incubo finito In 1.600 tornano a casa dopo l’evacuazione

Poggiofiorito e Arielli al sicuro con l’ordigno disinnescato Di Girolamo: nove malati non li ho fatti allontanare
POGGIOFIORITO. L’orologio segna le 9,24 quando scatta l’operazione di rimozione dell’ordigno bellico della Seconda guerra mondiale trovato su un terreno privato in via Coccione, a Poggiofiorito. È una bomba d’aereo di fabbricazione inglese ad alto esplosivo, del peso di 250 libbre, pari a circa 114 chilogrammi, che dal momento del suo ritrovamento ha messo in allerta due Comuni, Poggiofiorito e Arielli. Dal Centro operativo misto (Com), allestito nella sede municipale di Orsogna, dirigenti della prefettura, forze dell’ordine e volontari seguono secondo dopo secondo le delicate attività, in costante aggiornamento con i militari dell’Undicesimo reggimento Genio guastatori di Foggia chiamati ad operare per le fasi di despolettamento che precedono il successivo trasporto della bomba in una cava di Canosa Sannita, dove più tardi verrà fatta brillare.
L’EVACUAZIONE. Prima di iniziare con l’operazione vera e propria, però, all’alba scatta il piano di maxi-evacuazione. A partire dalle 6,30 circa 1.600 cittadini di Poggiofiorito e Arielli residenti in un raggio di 1,6 chilometri dal punto di rinvenimento del reperto bellico, sono costrette a lasciare le proprie abitazioni. La “danger zone” deve essere sgomberata: molti trovano ospitalità da familiari, altri - solo 28 con esattezza – si dirigono al palasport di via Rosato, a Lanciano, in cui è stato istituito un punto di temporanea accoglienza e dove incontrano anche il deputato Camillo D’Alessandro, l’assessore comunale Davide Caporale, il vicesindaco di Arielli Catia Benarrivato e il consigliere comunale di Arielli, Maurizio Di Pardo. Tuttavia c’è anche chi non lascia la propria abitazione: accade a Poggiofiorito, dove il sindaco Corino Di Girolamo avanza una espressa richiesta affinché alcune persone, nove in tutto, possano rimanere in casa poiché impossibilitate a muoversi per motivi patologici. Una istanza che viene accolta e così l’attività può avere inizio.
IL DISINNESCO. La delicata operazione viene condotta dagli artificieri dell’Undicesimo reggimento Genio guastatori di Foggia, unità specialistica alle dipendenze della Brigata “Pinerolo”. Coordinati dal Comando forze operative sud di Napoli, intervengono quotidianamente nella propria area di competenza per disinnescare ordigni bellici trovati occasionalmente. In questo caso è stata impegnativa anche la fase preparatoria, durante la quale sono state messe in campo le imponenti misure di mitigazione del rischio, necessarie a scongiurare gli effetti causati da un’eventuale detonazione accidentale. Poco dopo le 11, al Com di Orsogna arriva la notizia che le operazioni sono state concluse e l’ordigno è pronto per essere trasportato a Canosa Sannita, nella cava della ditta “Belfiore” dove verrà fatta brillare.
LO SPOSTAMENTO. Il convoglio militare si sposta così verso Canosa Sannita lungo la strada che attraversa il Feuduccio di Orsogna, la contrada canosina di Moggio e fino ad arrivare alla cava. Qui la bomba viene interrata e dopo il segnale “Pronti per il fuoco”, seguito dal countdown, l’ordigno militare viene fatto brillare intorno alle 13. È l’ultimo atto di una operazione perfettamente riuscita, studiata nel dettaglio e che ha visto un enorme dispiegamento di forze pronte a gestire questa situazione.
I NUMERI. Bastano i dati a rendere l’idea dell’accuratezza con cui è stato preliminarmente studiato ogni particolare. Sono infatti 135 gli uomini delle forze dell’ordine impiegate, circa cinquanta i volontari tra Croce Rossa e protezione civile, ai quali si aggiungono la presenza di un elicottero della polizia di stato per il servizio di anti-sciacallaggio e i diciotto posti di blocco per controllare la circolazione stradale a seguito dell’inevitabile chiusura alla viabilità di diversi tratti. Durante lo sgombero, inoltre, venti persone vengono assistite con supporti psico-sociali e quattro accompagnate fuori dalle proprie case dai volontari impegnati a prestare assistenza.
«È ANDATA BENE». Al termine della maxioperazione i sindaci dei due Comuni interessati dall’evacuazione mostrano soddisfazione. «È andato tutto bene», sostiene il primo cittadino di Poggiofiorito, Di Girolamo. «Le persone che non hanno lasciato la zona rossa? Mi sono assunto personalmente la responsabilità di non farle sgomberare. È stato meglio così». Anche il sindaco di Arielli, Luigi Cellini, appare felice di come siano andate le cose: «C’è stata una fase preparatoria nei giorni scorsi durante i quali abbiamo organizzato incontri con la popolazione per illustrare la situazione», racconta. «Direi che tutto si è concluso nel migliore dei modi».
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