Ortona, Cicchini e gli altri due assolti dalla truffa dell’Aston Martin

Il giudice non crede a Di Lizio e la denuncia per la falsa vendita dell’Aston Martin Db9 si è trasforma in un boomerang
ORTONA. «Le persone per bene non vanno danneggiate», arringa in aula l’avvocato Lamberto Di Pentima poco prima che il giudice, Antonella Redaelli, emetta la sentenza che assolve, con formula piena dal reato di truffa, il ristoratore pescarese dei vip, Michele Cicchini, titolare del Sea River. La denuncia per la falsa vendita dell’Aston Martin Db9 si è trasformata in un boomerang, ieri pomeriggio al tribunale di Ortona, per il parrucchiere di Francavilla, altrettanto famoso, Fiorenzo Di Lizio.
E’ un boomerang in tutti i sensi perché il giudice ha assolto anche gli altri due coimputati, finiti sott’accusa per truffa dal 2010, e cioè Antonio Pedone, di 43 anni e Alessandro Losapio, di 38, entrambi di Bisceglia. I fatti che hanno preceduto la sentenza si riassumono facilmente. Cominciano cinque anni fa quando Cicchini presenta i due pugliesi a Di Lizio. Accade proprio al Sea River. Successivamente Pedone e Losapio, della concessionaria Lambocar, si accordano per la vendita della prestigiosa auto al parrucchiere per 143mila euro, poco meno del prezzo di mercato che allora era di 148mila euro. In due tranche Di Lizio quindi versa 20mila euro in contanti al primo dei due, e poi altri 50mila euro, sotto forma di assegno circolare, al secondo. Ma l’Aston Martin non gli verrà mai consegnata.
Il noto coiffeur decide a quel punto di denunciare i tre per truffa anche se, in un secondo momento, ha un ripensamento e ritira la querela nei confronti di Cicchini. Ma il processo è andato avanti lo stesso, seppure con una lentezza da fenomeno carsico, perché il reato contestato procede comunque d’ufficio. E si è concluso ieri con un’assoluzione generale che riabilita Cicchini, Pedone e Losapio e, al tempo stesso, mette il parrucchiere Di Lizio nella posizione delicata, e rischiosa, di chi si ritrova da accusatore ad essere accusato di calunnia. Ma perché tutti scagionati?
Le motivazioni debbono essere ancora scritte. Cicchini però si limitò a far conoscere i due a Di Lizio senza alcun guadagno per sè. Nessun codice del resto vieta a un ristoratore di fare pubbliche relazioni nel suo locale. Più che di una truffa inoltre poteva trattarsi di una questione puramente civilistica peraltro tutta da dimostrare perché se da una parte c’era un’inadempienza contrattuale, dall’altra il conto dell’Aston Martin non è mai stato saldato nonostante un telegramma con cui Di Lizio era stato invitato a farlo.(l.c.)

