Ospedale, aggrediti tre infermieri Gli operatori chiedono sicurezza

31 Luglio 2022

I casi in dieci giorni in una struttura complicata da controllate, con più palazzine e punti di accesso Nursing Up: spesso i parenti alzano le mani. Muraglia (Asl): non deve accadere, serve più vigilanza

LANCIANO. Tre infermieri aggrediti nel giro di 10 giorni: è allarme nell’ospedale Renzetti di Lanciano dove il problema della scarsa sicurezza del presidio è segnalato da anni dagli operatori sanitari, ma ora richiede una soluzione urgente. Se a preoccupare prima erano infatti principalmente i furti nei reparti - problema non facile da arginare perché il Renzetti è strutturalmente complesso, fatto di più palazzine, con molteplici accessi, collegate da un labirinto di corridoi - ora creano ansia e apprensione le aggressioni non solo verbali ad infermieri, medici, operatori che lasciano segni fisici e morali e che hanno portato più volte le forze dell’ordine ad intervenire.
Tre le aggressioni fisiche avvenute negli ultimi giorni ad infermieri a Lanciano: due in ospedale e uno in carcere. Dei due infermieri aggrediti in ospedale uno era in servizio al pronto soccorso e uno in chirurgia. Al pronto soccorso purtroppo le aggressioni sono continue; nel reparto frontiera del presidio le attese si fanno sempre più lunghe a causa della carenza di personale, in particolare medici, e questo provoca le proteste degli utenti che attendono per ore il proprio turno.
«Non sono solo gli utenti a protestare in modo sempre più brusco», raccontano alcuni infermieri, «ma i loro parenti, che spesso ci apostrofano in malo modo, e sono pronti ad alzare le mani. Non possiamo andare avanti così». E giorni fa sono stati i parenti di un utente ad aggredire un infermiere al pronto soccorso, mentre in Chirurgia è stato invece proprio il paziente a prendersela con l’operatore, e nell’infermeria del carcere l’infermiere le ha prese da un detenuto che non aveva gradito il “no” di un medico. Tutti hanno ferite, ecchimosi, dolori.
«Non se ne può più», sbotta il Nursing up, sindacato degli infermieri che esprime solidarietà ai colleghi aggrediti. «Basta violenza sugli infermieri che già vivono situazioni limite nel presidio visto che sono pochi, molti hanno il Covid e molti fanno pure doppi turni per assicurare l’assistenza. Da tempo la nostra professione subisce violenze verbali e fisiche che hanno conseguenze anche psicologiche: funge da capro espiatorio per una sanità che non funziona nel silenzio più assoluto delle istituzioni». E si chiede un interessamento anche del sindaco Filippo Paolini. «Bisogna porre un freno», chiude il sindacato, «si facciano campagne di informazione alla popolazione sulla figura dell'infermiere; si rafforzino i presidi fissi delle forze dell'ordine per garantire sicurezza; si incentivino le assunzioni per dare risposte agli utenti che così si sentono rassicurati».
«La direzione strategica fa quadrato attorno ai professionisti sanitari a cui bisogna esprimere solo gratitudine per quello che fanno e attiverà ogni forma utile di controllo e vigilanza affinché non accadano più aggressioni fisiche e verbali», assicura il direttore sanitario Asl Angelo Muraglia. «Ai cittadini bisogna ricordare che il nostro sistema sanitario è da preservare e difendere in tutti i modi. Le cause di malessere sono diverse e non bisogna sempre cercarle all’interno dell’organizzazione».
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