Ospedale Covid, il piano per potenziarlo

Atessa. Il manager Asl, Schael, prevede posti letto con pneumologia, malattie infettive, terapia intensiva e degenza medica
ATESSA. Implementare l’ospedale di Atessa per i malati di Covid 19: è questo il piano della Asl. Nel San Camillo si darebbe quindi attuazione al piano iniziale: recezione massima di 120 pazienti, divisi in tre sezioni, ricoverati in via di guarigione, malati in terapia sub intensiva e 12 posti letto di Rianimazione per i casi più gravi. Attualmente ad Atessa ci sono una quarantina di malati paucisintomatici cioè quelli che avendo già eseguito un percorso di cura, aspettano la negatività dei tamponi per essere dimessi dall’ospedale.
Il futuro per il San Camillo potrebbe cambiare. Il piano della Asl per affrontare la seconda fase dell’emergenza è questo: «La nostra proposta», ha affermato il direttore generale della Asl, Thomas Schael, il 30 aprile scorso durante una riunione tra Regione, Asl e Università D’Annunzio, «è ripristinare tutta l’alta specialità a Chieti e portare ad Atessa l’assistenza Covid, intensificandone i livelli di assistenza con l’attivazione di posti letto sub intensivi e, successivamente, renderlo ospedale Covid con pneumologia, malattie infettive e terapia intensiva».
Atessa, durante la prima fase dell’emergenza, è stata una “succursale” di Chieti che è stato il centro di riferimento - hub and spoke è il termine tecnico - e se nell’ospedale Santissima Annunziata sono curati i casi più gravi, al San Camillo sono stati assistiti i pazienti con sintomi più lievi o avviati verso la guarigione.
Ma l’ospedale di Chieti ha bisogno di ripartire. «Abbiamo assoluta necessità di far ripartire le attività chirurgiche e di alta specialità da Dea di secondo livello, per dare le giuste risposte alle persone che soffrono di altre patologie, in special modo agli oncologici», ha detto Schael. Atessa, in quest'ottica, diventerebbe a tutti gli effetti un ospedale Covid con malattie infettive, pneumologia, terapia intensiva e degenza medica Covid. C’è sicuramente, però, necessità di altri investimenti in macchinari e personale. A questo punto si riescono anche a spiegare gli investimenti che la Asl, con l’aiuto di sovvenzioni giunte dagli imprenditori, ha fatto nel San Camillo: non ultimo l'acquisto di una Tac a 64 strati che sarà installata entro maggio. Il suo costo è stato di 250mila euro. Si tratta di una tecnologia avanzatissima, secondo la Asl, che permette la ricostruzione dei distretti corporei fini a 160 strati, con protocolli di acquisizione distinti in funzione del quesito diagnostico e della regione anatomica da esaminare. In questa prospettiva di ospedale Covid al San Camillo si inseriscono altre componenti tra il ritorno ad Atessa del distretto sanitario di base trasferito temporaneamente nel presidio territoriale di assistenza di Casoli.
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