Ospedale, D’Alfonso smentisce Paolucci

2 Marzo 2015

Atessa, sindaco accusa: il governatore dice che lo salverà, l’assessore afferma il contrario

ATESSA. «Il presidente D’Alfonso in qualità di commissario regionale alla sanità blocchi l’operato dell’assessore Paolucci e convochi con urgenza, com’è stato promesso l’incontro con il direttore generale della Asl Zavattaro». Il sindaco di Atessa Nicola Cicchitti è preoccupato sulle sorti dell’ospedale San Camillo (unico rimasto aperto a servizio delle zone del Sangro Aventino.) che se da una parte, nelle riunioni allargate, si fa di tutto per tenerlo in vita, dall’altra, in incontri più “ristretti” se ne discuterebbe un ridimensionamento. Mercoledì mattina in un incontro con D’Alfonso, erano presenti alcuni sindaci (Atessa, Mozzagrogna e Tornareccio), dal consigliere regionale, Mario Olivieri, dal capogruppo del Movimento per Atessa unita e coordinatore regionale di Abruzzo civico, Giulio Borrelli, da medici e infermieri, e dal rappresentante del Comitato dei cittadini che ha raccolto 5.000 firme per il mantenimento del presidio ospedaliero di Atessa. Mancavano l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, e la direzione della Asl. Da questo faccia a faccia è emersa la disponibilità di D’Alfonso a discutere della tutela della sanità territoriale anche e soprattutto con gli assenti. Capita che Cicchitti, giovedì sera, si sintonizza su Telemax e vede in studio l’assessore Paolucci. «In quella trasmissione» afferma il sindaco «Paolucci ribadiva la chiusura del San Camillo». Come se non bastasse, il primo cittadino ha saputo che mercoledì pomeriggio «si è riunito il Collegio di direzione della Asl di Chieti per discutere «un doppio trasferimento di anestesisti, per l’esattezza tre, proprio quelli in servizio ad Atessa che si dovrebbero spostare a Lanciano per consentire ad altri tre colleghi di trasferirsi a Chieti». Due strade, su idee contrastanti da percorrere, tanto che Cicchitti si chiede: «Ma chi comanda nella sanità abruzzese?». Pare che il progetto di Paolucci non sia riuscito come sostiene Cicchitti «grazie a un direttore che si è opposto e non si è reso disponibile a sottoscrivere una scelta così grave, la chiusura di un ospedale per acuti che potrebbe configurarsi anche come interruzione di pubblico servizio, non garantendo nel frattempo al reparto di medicina l’attività rianimativa. D’Alfonso» conclude « ci dia una risposta urgente e da galantuomo». (m.d.n.)

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