Ospedale, denuncia per un divieto

Non può visitare un parente ricoverato per il cartello del primario e va dai carabinieri
LANCIANO. Non può far visita a un parente ricoverato nel reparto di Medicina dell’ospedale Renzetti a causa di un cartello, privo di timbri Asl, che vieta l’accesso ai visitatori per “ordine” del primario, ma vede entrare e uscire personale, persino manutentori, senza alcun controllo e protezioni. Chiede spiegazioni, non le riceve, si rivolge ai carabinieri e fa un esposto contro la direzione sanitaria e il primario stesso. È quanto accaduto a Maurizio L., a cui è stato “vietato” di vedere un suo parente sia il 16 aprile che nei giorni scorsi, pur essendo arrivato in città da Milano per fargli vista a causa di un divieto posto dal primario Ermanno Angelucci, molto probabilmente per “proteggere” il reparto dal rischio contagi-Covid.
«Il cartello ha una data: 26 marzo 2022 e questo testo: “Per ordine del primario dott. Angelucci sono sospese tutte le visite ai degenti fino a data da destinarsi”. Senza timbri Asl, firma del primario», spiega Maurizio L., «e quindi pure se “legalmente” non dovrebbe avere valore, lo ha concretamente, perché non ho potuto visitare il mio parente, pur negli orari consentiti e avendo io il green pass, né il 16 aprile e né nei giorni scorsi. Alle mie rimostranze e richiesta di spiegazioni mi è stato risposto di rileggere il cartello. So leggere, ma per me senza timbri Asl poteva averlo affisso chiunque. E mi chiedo che valore abbia visto che ho visto entrare e uscire, senza protezioni, dal reparto persino i manutentori».
L’uomo si è informato e gli è stato fatto notare che per vietare l'accesso ai parenti è necessario destinare l'intera area “contaminata” con la dicitura “area Covid” e che chiunque vi si reca, pure personale interno, deve fare tampone giornaliero e avere protezioni. «Non so se si fanno controlli quotidiani», riprende Maurizio, «ne chiedo conto nell’esposto presentato alla legione carabinieri Lombardia, stazione di Cerro Maggiore dove vivo, in cui ho pure sottolineato che sul cartello non c'è nessuna intestazione né firma da parte della direzione sanitaria, che deve dare questi ordini, né del primario. L'emergenza è finita, sono vaccinato, ho green pass e come me tanti altri parenti che vogliono solo portare un po’ di conforto, un sorriso a persone care che già soffrono perché stanno male e perché sono in ospedale e che così vengono ancora di più isolate». (t.d.r.)
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