Ospedale di area disagiata La risposta fra 15 giorni
Atessa, conto alla rovescia per la pronuncia dei ministeri sulla proposta regionale Serpeggia il timore che con il nuovo governo l’iter per il San Camillo si blocchi
ATESSA. Si pronuncerà il prossimo 26 luglio il tavolo di monitoraggio romano sul destino dell’ospedale di Atessa, ovvero se sarà o meno riconvertito in presidio di zona disagiata. La Regione Abruzzo lo scorso 5 luglio ha presentato ai ministeri la cosiddetta tabella C, che riprogramma la rete ospedaliera nella regione e prevede, all’interno della legislazione vigente, il riconoscimento di ospedale di area disagiata per Atessa. Al “tavolo tecnico” romano parteciperanno alti funzionari dei ministeri della Salute e dell’Economia e finanza, oltre che tecnici della Regione. Sull’esito c’è fiducia anche se serpeggia, tra la popolazione atessana, il timore che, essendo cambiato il corso nazionale della politica, questo possa avere qualche influenza sul giudizio finale.
«Su Atessa», afferma il sindaco Giulio Borrelli, «non c’è stata solo una mozione né dichiarazioni di buona volontà, ma ben due delibere di giunta regionale e adesso l’inserimento nella riprogrammazione della rete ospedaliera. La vicenda del San Camillo», spiega Borrelli «è diversa dalle altre perché è inserita in un percorso all’interno del decreto Lorenzin. È stata riconosciuta dalla Regione Abruzzo una deroga, prevista dallo stesso decreto, per l’area disagiata. Gli altri piccoli ospedali -Gissi, Casoli, Guardiagrele, Pescina, Tagliacozzo- sono stati, invece, cancellati come presidi ospedalieri e riconvertiti con un decreto del governo nel 2010. L’ospedale di Atessa, tra l’altro, si salva senza modificare il decreto Lorenzin».
Insieme ad Atessa, a Roma saranno prese in considerazione anche le altre “revisioni” della sanità regionale: il Dea di 2°livello di Chieti-Pescara e l’ospedale di Popoli. Per Atessa la documentazione è stata preparata in modo esaustivo. Si legge nell’ultimo documento arrivato dal tavolo di monitoraggio: «Presidio di Atessa: la rete ne prevedeva la riconversione in ospedale di comunità, tuttavia la Regione (con la nota 22/2018) ne richiede la configurazione in ospedale di area disagiata». La conversione in ospedale di zona disagiata prevede, oltre al pronto soccorso, poliambulatorio, dialisi e cinque specializzazioni di base per il San Camillo: lungodegenza con più giorni di degenza; riabilitazione adeguatamente implementata; day-surgery che deve raccoglier una parte della tradizionale chirurgia atessana; diagnostica per immagini ed endoscopia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

