«Ospedale di Vasto cenerentola della Asl»

Il sindacato Cisl: il San Pio deve essere un luogo di cura, non di contagio. Il sindaco Menna: penalizzati rispetto a Chieti e Lanciano
VASTO. La parabola dei contagi non trova la fase calante. Mano a mano che arrivano i risultati dei tamponi, cresce il numero ufficiale degli infetti. Ieri a Vasto la lista si è arricchita di un altro caso: la città tocca quota 35. Ben 207 le persone in quarantena. Molti contagiati sono operatori del San Pio. La preoccupazione dei sindacati è lievitata quando hanno appreso della riapertura degli ambulatori. La Cisl ha scritto al direttore aziendale Asl, Thomas Schael, e alla Regione. «C’è qualcuno che esamina e valuta nel rispetto della legge 81 (la sicurezza sul lavoro, ndc) seriamente la mappa del rischio? C’è un ufficio di prevenzione e protezione che valuta tutto ciò o si procede “artigianalmente”, a tentoni?», chiedono Diletta Campagna, Maria Assunta Carlino e Nicola Malatesta, Rsu e segretario aziendale della Cisl-Fp. La Cisl invoca un intervento urgente affinché il San Pio torni ad essere un luogo di cura e non di contagio.
La lettera dei sindacati è contestuale alla denuncia del sindaco di Vasto, Francesco Menna. «Vasto è la cenerentola della Asl. Ci si ricorda di noi solo quando serve. Per il resto non siamo degni nemmeno di avere dispositivi di sicurezza. I termoscanner sono stati dati a Chieti e a Lanciano. Perché non a Vasto? I distretti e ambulatori medici senza scanner raccontano la mancanza di rispetto e attenzione della Regione e della Asl per la città che rappresento», tuona Menna.
La segreteria territoriale Cisl Fp ha ritenuto doveroso intervenire dopo che il rischio di contagio da Covid-19 si è manifestato ed esteso colpendo molti operatori sanitari. Ora che una nuova disposizione, dal 27 aprile scorso, da facoltà di riapertura graduale alle attività ambulatoriali (comprese le patologie oncologiche), la Cisl chiede: «La riapertura deve essere fatta proprio ora che il contagio ha interessato anche i reparti di Oncologia e le sale operatorie?». Il sindacato chiede anche se hanno avuto contezza della disponibilità di percorsi separati, spazi idonei e sanificati, di materiali in notevole quantità se non illimitati, di telini, carta da lettino. «E non ultimo», annotano, «di personale idoneo, ossia sottoposto a tampone e che può effettuare tali prestazioni in sicurezza, sia per i cittadini che si sottoporranno agli accertamenti, sia per gli operatori. Abbiamo provato a suggerire qua e là anche di valutare l’opportunità di non ricoverare pazienti in attesa di tampone e di suddividerli almeno in base ai padiglioni. Ci sarà qualcuno che su questo farà adeguate valutazioni?».
Intanto oggi a San Salvo l’erogazione idrica sarà sospesa a partire dalle 6 per sostituire una valvola, ma sarà garantita acqua per fare provviste e lavarsi le mani.
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