“Ospedale di zona disagiata” Fioriti: solo buone intenzioni

7 Agosto 2017

ATESSA. Risposte fredde delle minoranze consiliare all’iniziativa del sindaco, Giulio Borrelli, circa la conversione in “ospedale di zona disagiata” del presidio sanitario San Camillo. Il primo...

ATESSA. Risposte fredde delle minoranze consiliare all’iniziativa del sindaco, Giulio Borrelli, circa la conversione in “ospedale di zona disagiata” del presidio sanitario San Camillo. Il primo cittadino, la giunta comunale e il presidente dell’aula consiuliare, Enrico Flocco, hanno inviato ai ministri della Salute, Beatrice Lorenzin, e dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, oltre alla richiesta di un incontro urgente, anche il progetto di conversione dell’ospedale. La proposta, ultima spiaggia per il presidio di Atessa, si basa su un decreto legge (il numero 70 del 2.4.2015) meglio conosciuto come decreto “distanze” che impone l’attivazione di “ospedali di zona disagiata” qualora si superino determinati tempi di percorrenza tra i Comuni interessati e l’ospedale di riferimento.
L’ex sindaco Nicola Cicchitti, oggi consigliere di minoranza, ha già definito la proposta «debole». Sull'argomento interviene Carmine Fioriti, consigliere della lista Progetto Atessa che nei giorni scorsi sull’ospedale ha presentato un’interrogazione.
«In tutta sincerità avevamo pensato che dalla proposta del sindaco sarebbe uscita una qualche soluzione concreta in quanto l’attuale amministrazione comunale è rappresentativa del governo sia regionale e sia nazionale. Invece, siamo a livello di “buone intenzioni” che devono concretizzarsi e, comunque sia, siamo a quel che il Comitato spontaneo aveva richiesto con un documento scritto, firmato e consegnato all’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, circa un anno fa, durante un incontro tenutosi tra lo stesso Comitato, i vertici della Asl e alcuni esponenti del Pd. Noi non abbasseremo di un centimetro la guardia sulla difesa dell’ospedale e confermiamo, per adesso, tutte le iniziative di lotta programmate per l’autunno».
Per Borrelli invece la strada intrapresa «ha piedi per camminare, non dobbiamo gettare la spugna, è unica battaglia possibile anche perché il San Camillo è tuttora un ospedale non avendo subito ancora la conversione». (m.d.n.)
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