Ospedale, fiaccole in piazza «Ridateci reparti e servizi»

21 Giugno 2020

Atessa. Manifestazione con sindaci, forze politiche, movimenti e tanti cittadini Borrelli: non è una battaglia di campanile ma per una struttura del territorio

ATESSA. “Sinistra, destra: l’ospedale resta”: questo lo slogan che ha caratterizzato la fiaccolata organizzata dal Comitato spontaneo in difesa del territorio di cui è portavoce Vincenzo D'Amario. In piazza Garibaldi venerdì sera c’erano diversi sindaci e amministratori del territorio, amministratori di Atessa, forze politiche e movimenti e soprattutto i cittadini: la piazza era illuminata dalle loro fiaccole. La manifestazione è stata voluta, spiegano gli organizzatori, per «chiedere l’immediata conferma di ospedale di area disagiata (con pronto soccorso h24, radiologia, laboratorio analisi, area medica e chirurgica, dialisi, endoscopia ambulatori specialistici e riabilitazione ospedaliera) e la restituzione immediata di tutti i reparti ospedalieri e gli ambulatori del distretto sanitario di base smantellati in 48 ore».
«Questa non è la battaglia di un campanile ma per mettere una struttura ospedaliera a disposizione di un comprensorio, soprattutto di quei Comuni più isolati e svantaggiati», ha detto durante il suo intervento il sindaco Giulio Borrelli aggiungendo: «La Regione e la Asl sono venuti a dire, negli ultimi giorni, dopo aver accantonato alcuni progetti scellerati che avevano su Atessa, che il “futuro sarà meglio di prima”. Auspichiamo che sia così; ma senza la protesta, senza la mobilitazione popolare non sarebbe così. C’è, è vero, la recente normativa nazionale che ha bloccato i disegni previsti. Non dimentichiamo che, dopo aver smantellato tutto, è stata presentata in consiglio comunale una mozione, scritta la mattina a Pescara con l’assessore regionale alla sanità, che prevedeva un ospedale Covid strutturale per Atessa. Abbiamo anche assistito a una gara ridicola di esponenti politici locali ad attribuirsi il merito di questa patacca». Per Borrelli «senza la mobilitazione non ci sarebbe stato il riconoscimento nella programmazione regionale, ieri come oggi, di ospedale di area disagiata, unica possibilità che abbiamo di restare nella rete ospedaliera di emergenza-urgenza. Le fondamenta di questa scelta sono state gettate il 6 novembre 2017 con consiglio comunale straordinario. Sono seguiti nel 2018 delibere di giunta regionale, ribadite anche dall'attuale giunta. Il resto è aria fritta».
Il San Camillo è stato designato come centro regionale di Riabilitazione cardio-polmonare. «Ci fa piacere ma, essendo una specializzazione ospedaliera, chiediamo che sia abbinata all’ospedale vero e proprio con l’area chirurgica e inoltre vanno riparte subito anche le sale operatorie», precisa il sindaco concludendo: «Appena giovedì, su questo punto, il direttore generale della Asl è stato vago e ambiguo: “si vedrà”, ha detto, “dipenderà dagli investimenti in personale e mezzi che vuol fare la Regione”. Ma per l’ospedale ordinario dove stanno i finanziamenti se la Asl chietina è in profondo rosso?».
Una seconda cosa chiede Borrelli: «Vogliamo sapere se accanto alla riabilitazione cardio-polmonare ci sarà restituita quella ortopedica che da qui è stata portata ad Ortona. Noi lotteremo fino a quando non saranno accese le luci in tutti i reparti, fino a quando non avremo un pronto soccorso degno di questo nome, con area medica e area chirurgica, quando riaccenderanno le luci le sale operatorie e ci sarà davvero una riabilitazione d'eccellenza».
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