Ospedale pieno, 40 pazienti in più al giorno

26 Marzo 2020

Terapia intensiva è in affanno. A Malattie infettive parte la sperimentazione di un nuovo farmaco sui contagiati gravi

CHIETI. L’ospedale Santissima Annunziata è pieno. Ogni giorno, in media, arrivano 40 persone con sospetto coronavirus. Nelle ultime ore, soprattutto in Terapia intensiva, sono aumentati i pazienti presi in carico dall’équipe di Rianimazione, in prima linea nella gestione dei casi più complessi, sempre più numerosi. «Seppure con grande fatica», sottolineano dalla Asl Lanciano Vasto Chieti, «riusciamo comunque a dare una risposta. I ricoveri sono gestiti nei reparti dedicati e attrezzati grazie alla riorganizzazione di tutte le attività del presidio, quasi interamente ridisegnato per fare fronte all’emergenza al meglio delle proprie possibilità. Un surplus di lavoro per l’ospedale teatino indicato come hub nel trattamento dei casi di coronavirus, dove attualmente sono ricoverate 119 persone». Alla fine della scorsa settimana la Asl ha deciso di attivare 317 posti letto in più per garantire l’assistenza ai pazienti infetti, preservando la Palazzina del cuore per quelli No Covid.
Da ieri, intanto, la clinica di Malattie infettive, di cui è responsabile Jacopo Vecchiet, ha finalmente ricevuto la disponibilità del Remdesivir, farmaco sperimentale che potrebbe dare risultati nella cura delle persone positive al coronavirus che presentano un quadro clinico più complesso. Il primo paziente a essere trattato si trova attualmente nella Terapia intensiva teatina, diretta da Salvatore Maurizio Maggiore. Il farmaco è un antivirale sviluppato originariamente per la malattia da virus Ebola e le infezioni da virus Marburg: lo staff di Vecchiet ha completato l’iter di approvazione con il Comitato etico e inizierà la somministrazione nei pazienti più gravi secondo le norme dell’uso compassionevole.
«Arrivato da poco in Italia», spiegano dall’azienda sanitaria, «il nuovo farmaco apre alla speranza di avere un’opzione terapeutica più efficace nel trattamento dei casi più gravi di infezione da nuovo coronavirus. Rimane la difficoltà di condurre una sperimentazione in questo momento di emergenza, nel quale la sfida principale è avere disponibilità di posti letto in Terapia intensiva, Malattie infettive, Pneumologia subintensiva e Medicina per curare al meglio i pazienti».
Di fronte a una pandemia che avanza, per ora, il Remdesivir è l’arma in più in mano ai medici. Le altre sono tre principi attivi presi in prestito dalla lotta contro altre malattie: il lopinavir-ritonavir, normalmente usato contro l’Hiv ma utilizzato anche per i casi lievi di Covid-19; l’idrossiclorochina, tipico contro la malaria e ora usato per i casi di gravità media; immunosoppressori per l’artrite a fronte dei pazienti più gravi. (g.let.)