Ospedali ridimensionati «Ora tocca a Lanciano?»

17 Marzo 2015

Atessa, allarme di Borrelli (Mau) sulle proposte del Dipartimento di chirurgia Asl «Non è vero che se chiude il San Camillo si rafforza il Renzetti: vivono in simbiosi»

ATESSA. Ridimensionamento ospedale: dopo Atessa toccherà a Lanciano? Fanno discutere le proposte del Dipartimento chirurgico di Chieti. Il primo progetto consisterebbe nel togliere subito gli interventi programmati, non complessi, di chirurgia e ortopedia all’ospedale di Atessa, per trasferirli a Lanciano. Dopo il progressivo smantellamento degli anni passati, il “San Camillo” non avrebbe più nemmeno la day e week surgery e sarebbe trasformato in qualcos’altro. «Lanciano e Atessa», afferma Giulio Borrelli, consigliere comunale fondatore del Movimento Atessa Unita (Mau), «oggi vivono in simbiosi. Non è vero che chiudendo l’uno si rafforza l’altro. Lanciano ha le sue lacune che non saranno colmate chiudendo Atessa. Vedremmo aumentare liste d’attesa e inefficienze».

Nel prossimo futuro le attività di Lanciano, Vasto, Ortona (i cosiddetti centri “spoke”) dovrebbero limitarsi alla piccola e media chirurgia e gli interventi complessi toccherebbero solo a Chieti. «Ciò significa che le operazioni allo stomaco, al colon, al pancreas, non potranno più essere eseguite a Lanciano, Vasto e Ortona?» si chiede l’ex direttore del Tg1 che continua: «Allora, perché è stata aperta la chirurgia oncologica a Ortona? È sicuro che, in una ripartizione di ruoli, gli interventi minori non si faranno a Chieti, in una realtà in cui oggi capita che il reparto di chirurgia toracica faccia anche gli interventi al colon e il centro per le operazioni complesse al fegato si occupi anche di colecisti?». Per Borrelli, i veri obiettivi del capo dipartimento sarebbero: «Assecondare e soddisfare desideri e interessi dei politici di riferimento e del direttore generale Asl, che cercano “coperture” tecnico-professionali a scelte sbagliate e impopolari; togliere ossigeno al suo diretto competitore dirottando su Chieti alcuni interventi che oggi si fanno a Ortona». Duole costatare che in dieci chilometri tra Chieti e Pescara, ci siano due università, due cardiochirurgie e due policlinici. «Qui è il vero buco nero del dissesto finanziario abruzzese», incalza Borrelli, «solo dopo aver messo mano al vero bubbone, il dipartimento potrà “consigliare” quali reparti di quali ospedali devono fare cosa o quali devono chiudere. Solo allora avranno una credibilità politica, i progetti che prevedono i grandi centri ospedalieri del futuro. Altrimenti è evidente che la sanità abruzzese continuerà a caratterizzarsi per inadempienze, ritardi, sprechi, a danno di quella parte della regione già fortemente penalizzata a vantaggio di altre».

Matteo Del Nobile

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