Oss, richieste di assunzioni alla Asl

Partono i ricorsi al giudice del lavoro degli operatori dell’ex cooperativa Azzurra
CHIETI. Gli operatori socio-sanitari della ex cooperativa Azzurra chiedono alla Asl di essere assunti. Parte il ricorso di un gruppo di oss della cooperativa che gestiva alcuni servizi per conto della Asl teatina, assistiti dall’avvocato Francesco Paolo Febbo. Sono oltre 400 i dipendenti della ex cooperativa che ha si è occupata per conto dell’azienda sanitaria il servizio di assistenza domiciliare integrata dal 1999 ed è poi fallita a luglio del 2017 a causa del contenzioso aperto sul pagamento delle fatture con la stessa Asl. Diversi ex lavoratori della Azzurra si sono rivolti al giudice del lavoro per chiedere l’assunzione ai sensi della legge Madia contro il precariato oppure, in subordine, un risarcimento del danno. Già prima del fallimento della Azzurra i dipendenti sono transitati in altre cooperative, svolgendo lo stesso servizio per l’azienda sanitaria e continuando a svolgere diverse mansioni all’interno dell’ospedale di Colle dell’Ara. Perciò, sottolineano i ricorrenti, viene prestata la propria «attività lavorativa, quale operatore socio-sanitario unicamente e senza soluzione di continuità presso la Asl, la quale aveva stipulato in origine un contratto di appalto di servizi per la fornitura di prestazioni infermieristiche, riabilitative, sociali e domestiche per il servizio di assistenza domiciliare integrata con la cooperativa Azzurra, dal 1999 fino all’anno 2014, e poi proseguito fino ai giorni nostri. Il tutto in locali, con attrezzature e strumenti di proprietà della Asl e non della società cooperativa appaltatrice». Insomma si tratterebbe, secondo l’avvocato Febbo, di un rapporto di lavoro subordinato a tutti gli effetti reso per la Asl in maniera ininterrotta nell’arco di una decina d’anni, il cui svolgimento è stato regolato fin nei minimi dettagli dalla stessa azienda sanitaria. «Il rapporto di lavoro», si legge nel ricorso, «è in essere in favore di essa Asl, nei confronti della quale sono evidenti e piene la dipendenza e la subordinazione», sebbene formalmente il contratto di lavoro sia stato stipulato tra la Asl e la cooperativa appaltatrice di servizi. Pertanto si chiede al giudice che «voglia dichiarare e riconoscere il diritto all’inserimento nei “piani di stabilizzazione”, finalizzati all’assunzione diretta». L’avvocato Febbo ha anche chiesto di riconoscere le differenze retributive rispetto alla mancata assunzione che si aggirano sui 20mila euro per ogni lavoratore. Si chiede, infine, anche un risarcimento del danno.

