Ottanta ucraini a Colle dell’Ara: «Così diamo il nostro sostegno»

Medici, infermieri e volontari accolgono i profughi: prima il tampone, poi identificazione e visita Arrivano tante famiglie con bambini, gli operatori: «Sono disorientate, non è semplice per loro»
CHIETI . Un cartello all’ingresso del Pala Colle dell’Ara indica in lingua ucraina l’ufficio immigrazione per l’emergenza. Il centro vaccinale anti Covid da qualche giorno è diventato anche punto di accoglienza sanitaria per i profughi in fuga dalla guerra. Una ottantina quelli giunti in via Pescasseroli, allo Scalo, dove ad attenderli ci sono medici, infermieri, volontari di protezione civile ed una postazione della questura. Si tratta principalmente di famiglie, molte con bambini: «Sono disorientate, per loro non è una situazione semplice. Sono alle prese con la guerra e per di più lasciano il loro Paese», dice il personale impegnato nella struttura.
IL PERCORSO
Una volta giunti al palasport, i profughi vengono sottoposti a tampone. Il tempo tecnico di avere il risultato e, in caso di negatività al Covid, si procede alla loro identificazione alla postazione della questura aperta nello stesso centro vaccinale. Il passaggio successivo è il rilascio della tessera Stp - acronimo di Stranieri temporaneamente presenti e, a seguire, una loro valutazione sanitaria. A questo punto si verifica anche lo stato vaccinale, relativamente al Covid ma non solo. «Se necessitano dei vaccini di routine obbligatori nel nostro Paese per adulti e bambini, si provvede alla loro programmazione negli ambulatori dell’azienda sanitaria locale. Per quanto riguarda il Covid, invece, chi non si è sottoposto alla somministrazione della dose contro il virus e vuole effettuarla, può ottenerla subito», ci dicono dal palazzetto dello sport.
COME STANNO
«Finora nessuno è risultato positivo all’esito del tampone», ci viene confermato, «ma nel caso dovesse accadere, scatterebbe l’isolamento come chiunque risulti contagiato. Gli ucraini che abbiamo preso in carico hanno tutti una buona condizione di salute». Gran parte di loro è vaccinata con ciclo completo, ma non manca chi non si è ancora sottoposto alla dose: «Molti decidono di immunizzarsi, ma c’è chi lo rifiuta», ammettono gli operatori del Pala Colle dell’Ara. «Più in generale, comunque, troviamo queste persone disorientate dal difficile momento che stanno vivendo».
CHI LI ACCOMPAGNA
Molti arrivano al Pala Colle dell’Ara insieme a gente del posto. «Ci sono ucraini che hanno mantenuto contatti con famiglie che li hanno ospitati a seguito del disastro di Chernobyl», ci viene rivelato. «Stiamo notando tanta solidarietà».
L’ACCOGLIENZA
Al palazzetto dello Scalo i profughi trovano una “macchina” collaudata con personale medico e volontari. Sono diverse le associazioni che operano all’interno della struttura: c’è il Not (Nucleo operativo teate) Chieti, l’Associazione nazionale carabinieri di Chieti, Misericordia Chieti e Teate soccorso. Poi per ogni turno si contano almeno quattro medici, un infermiere e tre assistenti sanitari che contribuiscono ad eseguire tutta la procedura di assistenza.
LE SEDI
Anche ieri non sono mancate presenze di ucraini, seppur in numero minore rispetto ai giorni precedenti. Il Pala Colle dell’Ara è disponibile da lunedì a venerdì, dalle ore 9 alle 13. L’altra sede della provincia deputata all’assistenza dei profughi è quella del PalaMasciangelo di Lanciano: in questo caso l’apertura è stabilita per il martedì, giovedì e venerdì dalle ore 9 alle 13.
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