Otto cinghiali uccisi nel rione di Santa Rita
Gli animali abbattuti da selecontrollori e polizia provinciale in due giorni: tra loro un esemplare di 160 chili
LANCIANO. Solo nelle giornate di sabato e domenica sono stati abbattuti dai selecontrollori e dalla polizia provinciale 8 cinghiali nel quartiere Santa Rita, in pieno centro abitato, nella vegetazione tra via Bellisario e via Sabino, nei pressi di locali commerciali e del multisala Maestoso. Tra gli ungulati abbattuti ce n’era uno particolarmente pericoloso data la stazza: un maschio adulto di 160 chili. Il piccolo branco era solito frequentare il quartiere spingendosi fin nei pressi delle piscine Le Gemelle e creando non poca apprensione tra automobilisti e residenti. Nella zona, a partire da maggio sono stati una ventina in tutto gli esemplari abbattuti. Ma l’emergenza riguarda tutto il comprensorio. Solo nella zona di Lanciano, tra le colline di Sant’Onofrio e le zone al confine di Castel Frentano e il fiume Feltrino, sono stati uccisi in poche settimane circa 40 capi. E nel territorio di Rocca San Giovanni, in soli cinque giorni la polizia provinciale ha abbattuto 34 esemplari. Un’invasione che sta assumendo tratti drammatici dal momento che gli animali selvatici si spingono sempre più nelle zone fortemente antropizzate per poi tornare a occupare le zone sottoposte a vincoli naturalistici e le riserve. «Le riserve e le zone Sic dove è interdetto il selecontrollo oltre che la caccia», spiega un agente della polizia provinciale, «sono diventate negli anni dei veri e propri serbatoi per la proliferazione dei cinghiali. In alcune zone sono talmente tanti che sembrano formiche, il problema sta diventando ingestibile con i mezzi e le leggi che abbiamo». Gli stessi selecontrollori hanno rischiato grosso domenica scorsa a Santa Rita: l'esemplare da 160 chili era enorme e avrebbe potuto avventarsi, se ferito non mortalmente, contro il personale appostato sul luogo. «Chi di dovere intervenga», fa appello la polizia provinciale, «bisogna sapere che alcune di queste riserve non hanno nemmeno un ente gestore e quindi c’è l’impossibilità di attuare un efficace piano di gestione o di abbattimento. Ma nel frattempo questi animali proliferano e l’emergenza dilaga sul territorio come una pandemia». (d.d.l.)
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