Otto indagati per il Trigno con l’arsenico

22 Novembre 2014

La Forestale controlla 34 scarichi e ne scopre 18 senza autorizzazione. A Fresagrandinaria depuratore mai in funzione

SAN SALVO. Otto avvisi di garanzia sono stati inviati dalla Procura della Repubblica di Vasto per inquinamento ambientale e degrado del Trigno. I provvedimenti, disposti nell’ambito dell’operazione denominata “Alfeo” e chiamata così per ricordare il fiume mitologico deviato da Ercole, sono stati indirizzati all’ente gestore del bacino e ai responsabili dei Comuni in cui gli agenti del Corpo forestale hanno individuato scarichi abusivi, rifiuti e danneggiamento aggravato delle acque. Gli investigatori hanno scoperto che il fiume riceveva le acque di scarico di diversi paesi e da molte attività produttive. «Le indagini non sono concluse. Sono ancora in corso diverse attività di controllo», dice il comandante provinciale della Forestale, la dottoressa Livia Mattei.

I risultati dei controlli. Sono scoraggianti. Gli scarichi controllati sono stati 34, di cui 4 comunali, due scarichi a cielo aperto e 28 aziendali. Sono stati accertati 18 illeciti amministrativi per scarichi non autorizzati, scarichi fuori tabella, derivazioni e scavo pozzi abusivi. Otto le comunicazioni di reato inoltrate alla Procura della Repubblica di Vasto a carico dell’ente gestore degli impianti - che è da individuare - per scarichi su suolo, scarichi di acque industriali non autorizzati, danneggiamento aggravato di acque pubbliche, getto pericoloso di cose, danneggiamento beni paesaggistici, stoccaggio abusivo di fanghi settici e stoccaggio abusivo di rifiuti liquidi.

Le verifiche. I controlli sono stati eseguiti dagli uomini della Forestale di Gissi nei Comuni di Dogliola, Fresagrandinaria, Palmoli e Tufillo. «La semplice lettura dei dati non racconta, purtroppo, la condizione di grave degrado degli impianti di trattamento delle acque di scarico che si riversano nel Trigno e sui suoli circostanti», spiegano alla Forestale. «Molte aziende private scaricano acque reflue domestiche e in due casi acque reflue industriali, in assenza della necessaria autorizzazione. Ma, soprattutto, allarmante appare lo stato degli scarichi comunali, sia da un punto di vista amministrativo, dal momento che la maggior parte delle autorizzazioni allo scarico, rilasciate dalla Provincia sono scadute, sia per quanto riguarda il funzionamento degli impianti di depurazione».

Le analisi. I campionamenti delle acque di scarico eseguite dai tecnici dell’Arta di Vasto-San Salvo, hanno evidenziato il superamento dei limiti tabellari previsti dal Codice sull’ambiente sia per i parametri biologici e sia per quelli chimici e fisici. La Forestale definisce addirittura «singolare» la situazione del Comune di Fresagrandinaria. «Non risulta censito alcun impianto di depurazione», affermano gli investigatori. «Dai controlli i due scarichi in cui confluiscono le acque reflue dell’agglomerato urbano, in località Pozzi e La Morgia, risultano vere e proprie fogne a cielo aperto. Nella zona industriale di Fresagrandinaria, l’impianto di depurazione c’è, sin dalla fine degli anni ’90, ma non è mai entrato in funzione e quindi le acque reflue urbane della zona convogliano in due vasche di sollevamento, dove vengono lasciate a ristagnare», denunciano gli agenti.

Paola Calvano

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