Pace tra Lanciano e Ortona, rito davanti agli studenti

18 Febbraio 2020

LANCIANO. Da due secoli di guerre a partire dalla nave lancianese bruciata mentre era ancorata nel porto di Ortona nel 1250, alla leggenda dei nasi e delle orecchie degli ortonesi tagliate e...

LANCIANO. Da due secoli di guerre a partire dalla nave lancianese bruciata mentre era ancorata nel porto di Ortona nel 1250, alla leggenda dei nasi e delle orecchie degli ortonesi tagliate e cementate in una colonna di corso Roma si è arrivati al lodo di pace tra le due città fatto firmare da San Giovanni da Capestrano il 17 febbraio 1427. E si è rinnovato ieri a Lanciano il 593° anniversario del lodo di pace tra le due città da parte del sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, di Ortona, Leo Castiglione, alla presenza dell'arcivescovo Emidio Cipollone che con la “sua” diocesi unisce le due città e di circa 200 studenti delle scuole frentane.
«L’idea di aprire alle scolaresche questo evento che passava inosservato è di monsignor Cipollone», dice il sindaco Pupillo, «per far conoscere la nostra storia, due secoli di guerre nate per motivi economici e commerciali chiuse con un trattato di pace che ha valore ancora oggi». «San Giovanni era un giurista» spiega ai ragazzi l’ispettore archivistico onorario Domenico Del Bello, «che ebbe il merito di “fare” la pace dopo aver studiato le carte, capito cosa stesse accadendo nelle due città. E di carte ne abbiamo; non solo il lodo di pace che è nella biblioteca comunale, ma tanti libri custoditi nella biblioteca di Sant’Angelo della Pace (oggi Sant’Antonio) che fu fatta costruire proprio da San Giovanni assieme al convento di Ortona di Santa Maria della Pace (oggi delle grazie, ndc)». «Il lodo è un esempio di fratellanza civica», aggiunge il sindaco di Ortona, Castiglione, «di confronto, comunione, di un percorso da costruire insieme. Bisogna ricordare e far sapere quanto accaduto 593 anni fa, la storia, le nostre radici ma anche quanto fu importante la forza della parola. Oggi ragazzi dovete stare attenti non solo alle armi e alle guerre, ma alla violenza delle parole». «Questo appuntamento con la storia», chiude monsignor Cipollone, «coinvolge diversi aspetti: spirituale, sociale e culturale. Bisogna leggerlo nella prospettiva del sogno, che è la cosa migliore che auspichiamo per ciascuno di noi. San Giovanni seppe sognare la pace, e riuscì a mettere fine a due secoli di guerre: dovete sognare in grande». (t.d.r)
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