PalaUda, il Cus diffida l’università Ma l’ateneo non molla l’impianto

Il presidente Di Marco vuole la gestione dopo la sentenza di condanna per i lucchetti alla struttura Il rettore Caputi attende le motivazioni del tribunale e va all’attacco: «Ci devono quattro milioni»
CHIETI. Il Cus diffida l’università d’Annunzio per rientrare in possesso del Palacus, l’impianto sportivo requisito a giugno 2015 dall’ex direttore generale Filippo Del Vecchio. Dopo la condanna di Del Vecchio in tribunale (per aver esercitato in maniera arbitraria le proprie ragioni cambiando serrature e lucchetti al Palacus o PalaUda, estromettendo il Cus dalla gestione), il presidente del Centro universitario sportivo Mario Di Marco ora rivuole l’impianto. La diffida è partita il 18 gennaio scorso con una lettera firmata dall’avvocato del Cus e di Di Marco, Luigi Di Alberti. La diffida contiene un ultimatum, che però l’università d’Annunzio ha già fatto scadere senza battere ciglio.
Le ragioni del Cus. La lettera arrivata all’università riparte dalla sentenza emessa dal giudice Valentina Ribaudo il 17 gennaio scorso. Sentenza con cui, si legge nella lettera, «è stata riconosciuta, oltre al diritto delle parti civili al risarcimento danni in solido tra l’imputato e il responsabile civile e la refusione delle spese di lite, l’illeicità della condotta posta in essere dal dottor Del Vecchio nell’aver estromesso il Cus Chieti dalla detenzione del Palacus e dalla gestione delle attività ivi effettuande. In conseguenza di ciò, si invita codesto ateneo ad adottare tutte le misure idonee a consentire al Cus di essere reimmessa immediatamente nella detenzione esclusiva del Palacus e nella gestione esclusiva delle attività ivi effettuande e di comunicare il giorno e l’ora della riconsegna che dovrà avvenire entro e non oltre le ore 12 del 22 gennaio 2018». Nella lettera il Cus annuncia anche un nuovo esposto in procura, alla Corte dei conti e all’Anac «per segnalare le anomalie emerse nel corso dell’istruttoria dibattimentale circa l’avvenuto affidamento, da giugno 2015, della gestione del Palacus e delle attività al Crad e alla Virtus Chieti».
La replica dell’ateneo. «Prima di fare alcunché vogliamo leggere le motivazioni della sentenza, che non sono ancora state pubblicate», spiega il rettore Sergio Caputi. «Con grande probabilità, il reato commesso da Del Vecchio è scollegato dalla questione del possesso dell’immobile». Certo è che la lettera mandata dal Cus per riavere l’impianto sportivo ha contribuito a rendere ancora più incandescente il rapporto tra università e Cus. «Se loro ci scrivono in questo modo, allora anche noi siamo pronti a richiedere l’esecutività delle condanne che prevedono il pagamento di quattro milioni di euro che una sentenza della Cassazione ha stabilito che il Cus deve all’università. Se era rimasta qualche strada per trovare una possibile soluzione bonaria ai rapporti tra il Centro sportivo e la d’Annunzio», ha concluso il rettore, «questa lettera ha chiuso ora tutte le porte». (a.i.)
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