Palazzetti, il giudice non toglie i sigilli

Il tribunale respinge l’istanza per riaprire il Pala Santa Filomena e Colle dell’Ara, chiusi dopo il fallimento del Cus
CHIETI. Il Pala Santa Filomena e il palazzetto di Colle dell’Ara resteranno chiusi. Il giudice non ha intenzione di togliere i sigilli, nonostante la richiesta del Comune, proprietario degli immobili, di tornarne in possesso. Le squadre cittadine, dalla Pallavolo Teatina alla Pallamano Chieti, dalla Magic Basket alle società di calcio a 5 (come Es Chieti e Minerva), restano ancora senza campi.
Lo ha deciso il giudice delegato al fallimento del Centro universitario sportivo, Nicola Valletta, rigettando, lunedì scorso, la richiesta della curatela fallimentare affidata a Silvana De Donato, che gli era pervenuta lo scorso 6 settembre. Il 23 agosto, invece, era arrivata la lettera del Comune che chiedeva di poter riavere indietro le due strutture sportive.
Nel rigettare l’istanza, Valletta mostra di aver iniziato a sbrogliare la complessa vicenda dei due palazzetti, per la risistemazione dei quali il Cus del presidente Mario Di Marco, prima del fallimento, chiedeva all’università la restituzione di una somma di circa 15 milioni di euro. Posta inserite all’interno della mega richiesta di quasi 54 milioni di euro per la quale il Cus era in causa con l’università. La causa è stata dichiarata interrotta nell’udienza di mercoledì scorso, dopo che il giudice ha preso atto del fallimento del centro sportivo chiesto e ottenuto a luglio scorso dall’ateneo d’Annunzio. Valletta ha ripercorso la vicenda da quando, nell’aprile e nel dicembre del 2002, l’allora amministrazione comunale di Nicola Cucullo, di cui Di Primio era vicesindaco, decise di affidare le due strutture all’università per favorire la nascita della facoltà di Scienze motorie. «Non senza rilevare», scrive il giudice nel provvedimento, «che il Comune non ha mai emesso negli anni atti univoci, formali e idonei per conseguire la riconsegna dei manufatti dopo la scadenza originaria delle concessioni, e quindi dal 2009 ad oggi. E non senza rilevare che sicuramente l’ente territoriale e l’ente oggi fallito hanno da comporre - in via stragiudiziale o giudiziale - contrasti rilevanti in ordine a poste contabili indennitarie e anche reciproche».
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