Palazzi storici in vendita Italia Nostra: basta scempi

Lanciano. No del sodalizio alla scelta della giunta di dismettere gli edifici antichi Vinciguerra: «Sono beni comuni, vanno ristrutturati e destinati ai servizi»
LANCIANO. «Prima l’amministrazione Pupillo deve redigere un vero piano di recupero del centro storico, poi destini i palazzi storici che ci sono, come l’ex De Giorgio, palazzo Lotti, Napolitani-Berenga, a servizi e uffici pubblici, perché sono beni comuni legati alla storia della città. Invece questa giunta vende la città ai privati e la storia non la valorizza dimenticando e coprendo i reperti ritrovati». È Pierluigi Vinciguerra, presidente di Italia Nostra, a chiedere al Comune di recuperare il centro storico e i tesori che esso custodisce. Finora, invece, la giunta Pupillo, che è quella che ha scoperto più tesori della città - tombe bizantine, archi romani, mura aragonesi - e quella che poi li ha nascosti - un po’ per la posizione in cui sono stati trovati e per i soldi necessari per poterli mostrare - ha messo in vendita ai privati palazzi storici dei rioni Civitanova e Borgo, che dovrebbe invece ristrutturare e utilizzare.
«L’ex Eca di via Spaventa può essere anche alienata», sostiene Vinciguerra, «invece non devono essere ceduti ai privati i beni storici, i fabbricati legati alla storia della città. Sono beni e non merce, beni comuni in quanto appartengono alla collettività che ne deve condividere il progetto e la gestione». In primis Palazzo Berenga. In questi giorni è stato ultimato lo sgombero delle stanze dagli oggetti, quadri, libri, carteggi del collezionista Giancarlo Marchigiano che le ha occupate per 10 anni. Dopo una querelle finita in tribunale è arrivato lo sfratto per l’antiquario e dopo tentativi di bloccarlo il Comune è riuscito ad andare avanti. Per il recupero dell’edificio servono 900.000 euro che non ci sono, da qui la volontà di cederlo a un privato. Ci sarebbe un gruppo nord europeo pronto a ristrutturare il palazzo per poi gestirlo concedendo alcune stanze al piano terra al Comune.
«Questo palazzo, così come l’ex De Giorgio, va ristrutturato e utilizzato per servizi ai cittadini», riprende Vinciguerra, «abbiamo avuto in passato un solo esempio di utilizzo per uffici comunali di un quartiere storico: a Lancianovecchia, gli uffici finanziari. Ora si vende. Servirebbe invece prima approvare un vero piano di recupero del centro storico, in parte zona di degrado per mancanza di pulizia, poi una progettazione di restauro e di adeguamento dei palazzi per destinarli a servizi e uffici pubblici. In una fase di crisi, non solo economica, la svendita di una parte della città fa parte della perdita dei “beni comuni” del centro storico che dovrebbe inquietare tutti. Evidentemente il sindaco e la giunta non hanno la cognizione culturale dello stretto legame fra bene comune e impoverimento collettivo, tra crisi cognitiva, del sapere e del mestiere, e modo di pianificare la città e il territorio».
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