Palazzo de’ Mayo, addio museo Va via anche la “Figlia di Jorio”

5 Luglio 2016

La Fondazione Carichieti perde le opere d’arte, la nuova banca si riprende i capolavori di Michetti Finisce invece a Pescara la prestigiosa collezione Capriglione di pezzi di argenteria del 1600

CHIETI. Le chiamarono collezioni permanenti. In realtà non ci sono più. Nel silenzio assoluto sparisce un altro luogo simbolo della città. Il museo di Palazzo de’ Mayo viene svuotato. I mecenati si riprendono le opere. Anche la Nuova Carichieti lo fa per chiuderle al sicuro nel proprio caveau.

Addio ai capolavori di Michetti e agli argenti della collezione Capriglione. Anche la celeberrima “Figlia di Jorio” ha i giorni contati: è ancora esposta nel palazzo della Fondazione Carichieti solo perché le sue dimensioni impediscono di farla uscire dalla finestra. L’effetto decreto salva banche che ha azzerato il capitale del maggior azionista dell’ex Carichieti è pesante. La Fondazione ha tagliato personale e spese come i costi per assicurare le opere d’arte, o come i 25mila euro al mese per mantenere aperto il palazzo delle meraviglie di corso Marrucino. Era il 2 giugno del 2012 quando le porte delle 23 sale, che occupano l'intero secondo piano di Palazzo de’ Mayo, vennero aperte al pubblico per disvelare tre collezioni permanenti, in parte, e solo in parte, patrimonio artistico della Fondazione che quindi rimarrà per ora al suo posto in attesa degli eventi, primo fra tutti la decisione del tribunale civile, prevista per il 20 luglio, sulla dichiarazione di insolvenza dell’ex Cassa di Risparmio di Chieti. Nell'ala del piano prospiciente al corso Marrucino era in mostra "La collezione d'arte della Fondazione Carichieti e della Carichieti Spa" composta da 40 opere tra dipinti e sculture che muovono dall'Ottocento ai nostri giorni. Il pezzo più pregiato è la tela di oltre 5 metri "La figlia di Jorio" di Francesco Paolo Michetti cui si affiancano, anzi si affiancavano, l’incantevole quadro “Lungo il fiume paterno” (Il dileggio) e opere di big della pittura italiana come Giovanni Fattori, Luigi Gioli, Eduardo Dalbono, Ludovico Tommasi, Pasquale Celommi e Costantino Barbella. Ma anche di Basilio, Tommaso e Michele Cascella. Toglierle da quel luogo significa tagliare i ponti con il territorio. Eppure la mission della Nuova Carichieri sarebbe esattamente il contrario. Qual è la logica?

L'arte contemporanea è testimoniata dalla seconda mostra permanente dedicata al Ventesimo secolo, "Nel segno dell'Immagine": 130 opere tra dipinti e sculture di 90 artisti, messe a disposizione dal mecenate Alfredo Paglione che occupa 14 sale del museo. Tra i tanti nomi troviamo Aligi Sassu, Josè Ortega, Leonardo Cremonini, Floriano Bodini, Piero Guccione, Giuliano Vangi, Claudio Bonichi, Ruggero Savinio, Giuseppe Modica, Giuseppe Bergomi, Robert Carroll, Carlos Mensa e Matias Quetglas. Se queste opere per ora restano nel Palazzo altre hanno già preso strade diverse e sono finite nella disponibilità della Fondazione PescarAbruzzo. Parliamo della collezione "Gli argenti di Palazzo de' Mayo", opere d'arte orafa che Francesco Capriglione aveva concesso allaFondazione. E che ora non ci sono più. La perdita è enorme.

Erano oltre 150 lavori, databili dalla fine del Seicento ai primi del Novecento, provenienti da botteghe di argentieri sparse in tutta Europa «con una forte prevalenza di manifatture inglesi», collocati in tre sale. C’erano «la rara Alzata Carlo II Stuart, Inghilterra, 1678; le elegantissime Anfore, Inghilterra 1864/1865 e 1884; le Caffettiere, Russia 1845 e Inghilterra 1805; il Servizio da tè e Caffè, Inghilterra 1889; la Coppa per vino, Inghilterra 1870; il Piatto Liberty, Austria post 1867». Ora, per ammirarle, basta andare a Pescara.