Palazzo Novecento: chiesto al Comune un risarcimento-bis

Dopo i 2,8 milioni di euro vantati dalla Dnd Immobiliare arriva il ricorso del costruttore Di Ciano per 718mila euro
LANCIANO. Richiesta di risarcimento bis al Comune per il pasticcio di Palazzo Novecento. È quella che si aggiunge ai 2,8 milioni chiesti dalla Dnd Immobiliare srl, l’impresa costruttrice della palazzina di via Cesare De Titta, acquisita al patrimonio comunale dopo che i giudici hanno dichiarato illegittimi permessi e concessioni edilizie. La prima udienza, prevista venerdì scorso, è stata rinviata d’ufficio al prossimo 23 maggio.
IL CONTENZIOSO SI ALLARGA. Nella causa intentata contro il Comune si inserisce anche Antonio Di Ciano, imprenditore edile e socio della Dnd Immobiliare. Nei giorni scorsi, tramite l’avvocato Antonio Fattore, ha formalizzato l’atto di intervento per risarcimento danni, stimati in circa 718mila euro. Di Ciano, che svolge da quarant’anni la propria attività nel settore edile civile, si occupò personalmente del cantiere di Palazzo Novecento.
VICENDA EDILIZIA E GIURIDICA. Nel 1996 la società presentò al Comune un progetto per la costruzione, a confine con la proprietà dell’avvocato Pietro Salvatore, di un fabbricato ad uso residenziale (dieci appartamenti con garage) e il recupero di un villino fatiscente di sua proprietà. Lo strumento urbanistico di allora prevedeva, in realtà, la demolizione di entrambe le ville e la costruzione di un unico edificio. Il consiglio comunale approvò il piano di recupero che riguardava solo una parte del comparto unico. Nel 1998 venne rilasciata la concessione edilizia. Nel 2000 il palazzo venne ultimato e gli appartamenti venduti. Nel frattempo Salvatore aveva impugnato, davanti al Tar, le deliberazioni del consiglio comunale e la concessione edilizia, ottenendone l’annullamento. Da qui è nata una lunga battaglia giudiziaria che alla fine ha portato allo sfratto delle dieci famiglie e all’acquisizione al patrimonio del Comune di Palazzo Novecento, salvato dalla demolizione e destinato a uffici comunali.
LA RICHIESTA DANNI. «Di Ciano è stato coinvolto in questi anni da tutte le vicende che hanno riguardato la Dnd», ricostruisce il ricorso, «confidando nell’intervento di via de Titta e riponendovi piena fiducia ed aspettative economiche, anche in termini di ritorno d’immagine, si lasciò convincere a rilasciare fideiussioni personali in occasione delle compravendite delle unità abitative di Palazzo Novecento». Ma quasi tutti i proprietari degli appartamenti hanno avviato azioni giudiziarie risarcitorie, e alcuni hanno sporto anche denunce penali. «Di Ciano si è ritrovato a subire, oltre a danni economici ingenti, uno stress psicofisico notevole», sostiene il ricorso, «e per le ansie e le preoccupazioni, sia per la lesione alla propria immagine di affermato e stimato costruttore di opere edili residenziali di pregio: il tutto con gravi ripercussioni sul proprio clima familiare, quindi con danno esistenziale di notevole rilievo».
LEGITTIMO AFFIDAMENTO. Il principio su cui il ricorso si basa è quello del legittimo affidamento. «Dnd e Di Ciano avevano legittimamente confidato, ancorché autorevolmente rassicurati, nella piena legittimità dei provvedimenti assentiti ed emanati dal Comune di Lanciano, incentrando le proprie risorse, economiche e personali, sul prestigioso intervento edilizio», sottolinea l’atto di intervento, «a rassicurarlo ulteriormente anche il fatto che l’allora assessore all’urbanistica, Luigi Toppeta, si spese anche professionalmente curando, in qualità di legale, le posizioni difensive della Dnd contro Salvatore». E in base a tale principio, è la tesi sostenuta, «il privato ha diritto al ristoro dei pregiudizi subiti anche se il provvedimento amministrativo a lui favorevole fosse, fin dall’origine, illegittimo». In alternativa, si chiede al tribunale di riconoscere l’indebito arricchimento del Comune di Lanciano per «il pagamento degli oneri di urbanizzazione, la cessione condizionata del 40% dell’area e l’acquisizione del bene all’ente».
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