Palazzo Tilli torna agli antichi fasti

5 Giugno 2017

Apre la residenza del ’700 restaurata. La Allegrino: un dono per Casoli e l’Abruzzo

CASOLI . «Un palazzo da restituire a Casoli, ma anche all’intero Abruzzo». Esordisce così Antonella Allegrino, affiancata dal marito Joseph Mouawad e dal sindaco Massimo Tiberini, all’inizio di una affollatissima visita guidata e illustrata del “suo” Palazzo Tilli, da lei acquistato e restaurato in pochi anni dopo un periodo di abbandono e declino strutturale. L’impatto è con la facciata settecentesca, bianca, contrastata al centro da due balconi sovrapposti con inferriate bombate, barocche, in asse sul portale in pietra della Majella con lo stemma dei Tilli ed il portone in noce, “sorvegliato” ai lati da una coppia di feritoie utili alle lunghe canne dei fucili, come si usava in tempi di briganti e sommosse. Ma prima di entrare nella “corte” e perdersi nelle 23 stanze dell’edificio datato 1786, c’è da vedere e toccare lo scantinato del palazzo, pavimentato con i sassi del fiume Aventino e sovrastato dalle volte a crociera in mattoncini, che accolse nel 1940 gli internati ebrei e antifascisti che poi furono sistemati nella dependance dirimpetto, che a sua volta diventerà, ha promesso l’Allegrino, una “casa della memoria”.
Nella cantina ci sono botti in rovere gigantesche usate ancora quaranta anni fa dall’ultimo inquilino del palazzo, l’indimenticato Guido Di Giorgio, medico condotto casolano, “vetero-socialista”, marito di donna Maria Fantacci Tilli, ultima discendente degli antichi proprietari. Si torna in largo Del Fiore e si entra finalmente nella corte. Subito a sinistra si apre la cappella di famiglia. Dalla corte si diparte una elegantissima gradinata che conduce ai due piani superiori degli ambienti domestici restaurati: camere da letto e salotti, una sala d’armi adatta ai discorsi politici degli uomini, un grande salone delle feste, una balconata sull’ampio panorama della vallata Aventino. E poi documenti originali esposti in apposite teche: poesie, menù d’epoca, delibere comunali e attestati, come quella “carta” che dichiara Liborio Tilli sindaco di Casoli nel 1876. E tanto altro ancora. Si torna nella corte, e gli studenti dell’Algeri Marino servono un buffet raffinatissimo ai visitatori. Prova generale, forse, di ricettività particolari per i cultori di un passato ancora presente nella storia di tanti luoghi.
Gino Melchiorre
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