Palmerio: i cappuccini restino in convento

Guardiagrele, la contestata partenza dei frati. L’ex sindaco: «La decisione finale spetta al Comune»
GUARDIAGRELE. Sulla contestata partenza dei frati dal convento dei cappuccini e sull’arrivo dei camilliani, scende in campo anche l’ex sindaco e storico Mario Palmerio. Palmerio parte dal «protagonismo della popolazione guardiese che si presenta già all’origine della fondazione del convento. Se si consultano i documenti riportati da Padre Bonaventura Del Romano nel suo libro “I cappuccini a Guardiagrele”», precisa, «si rileva che sono sempre “le università et homini della terra di Guardiagrele” a chiedere di poter costruire un convento dei cappuccini a fare la cerca e a raccogliere in elemosina ben duemila scudi, sufficienti alla copertura finanziaria della costruzione e ad esporre un impaziente e vivo desiderio di riavere i cappuccini, dopo la soppressione napoleonica, quella sabauda e, ancora dopo, nel 1920, quando l’amministrazione comunale socialista, voleva disporre di parte del fabbricato». L’ex primo cittadino sottolinea poi che anche oggi vi è un protagonismo attivo che cade però nel nulla: «Si assiste a una decisione di chiusura improvvisa, senza avvertimenti e senza coinvolgimenti. Per spirito francescano?». L’ex sindaco interviene sul recente annuncio dell’arcivescovo Bruno Forte sull’arrivo dei camilliani nel convento. «Nulla da dire sull’Ordine di San Camillo e sul suo carisma», osserva Palmerio, «ma sull’annuncio stesso. Era da parte dell’arcivescovo un consiglio ? Se sì, è perfettamente accettabile».
Palmerio ricorda che tra i padri Cappuccini e il Comune di Guardiagrele esiste dal 1868 un vero e proprio contratto che non può sciogliersi con il semplice inadempimento di una sola delle parti contraenti, quindi nemmeno con la decisione unilaterale dei cappuccini. «Il professore Piervincenzo De Lucia», ricorda Palmerio, «auspicava lo studio degli atti giuridici in essere, allo scopo di pervenire a una definizione consensuale del problema e rispettosa dei diritti dei cappuccini e del Comune. Il nocciolo duro della questione», rimarca Palmerio, «sta nel fatto che il convento è di proprietà del Comune, ed è quindi il Comune, che deve decidere cosa farne. Seguendo la logica secolare del protagonismo degli “homini” guardiesi, è quindi la gente di questa terra che deve chiedere eventualmente ai camilliani di venire tra noi». Palmerio evidenzia infine il silenzio del Comune sul nocciolo della questione: «Occorre invece», conclude Palmerio, «che si dia a Cesare quel che è di Cesare, rivendicando i propri diritti, ancor più nel momento che c'è chi è sordo al grido di dolore che la popolazione da mesi sta lanciando».

