Paolucci in visita all’ospedale «Non si può morire in barella»

L’assessore per due ore al Renzetti ripercorre anche il tragitto dell’anziana deceduta in corridoio Promette 8 posti letto in Pronto soccorso e un anestesista dal 1° febbraio. «Torno tra una settimana»
LANCIANO. Attivazione di 8 posti letto al Pronto soccorso; arrivo di un anestesista dal 1° febbraio; interventi strutturali da valutare in un nuovo incontro. È quanto emerso dalla visita dell’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci, ieri, all’ospedale di Lanciano. Poco meno di due ore per capire che cosa è accaduto sabato scorso, quando una donna - come pubblicato dal Centro - ricoverata d’urgenza, è morta su una barella in attesa del posto letto poi trovato a fatica in Chirurgia. «È inaccettabile commentare un decesso su una barella», ha detto secco Paolucci, «servono scelte organizzative che evitino casi del genere».
La visita dell’assessore. È arrivato puntuale, alle 9,30, l’assessore e con alcuni medici del Renzetti, il direttore sanitario aziendale Pasquale Flacco, la direttrice sanitaria del Renzetti, Marzia Mucci, e il sindaco Mario Pupillo. Ha girato tra alcuni reparti di un presidio che scoppia per il gran numero di ricoverati. In particolare, Paolucci ha voluto ripercorrere il tragitto fatto dall’anziana che sabato scorso è deceduta su una barella nel corridoio della Chirurgia in attesa di un posto letto. Un decesso che, forse, sarebbe avvenuto anche se la donna fosse stata in un letto, trovato a fatica dal personale del reparto, ma che comunque lascia l’amaro in bocca. Non si può morire su una barella di un corridoio. «La mia presenza è legata al decesso della signora», ha spiegato l’assessore, «ma tornerò la prossima settimana per una giornata nel presidio per rilevare le criticità, alcune già notate perché molto lampanti. Ho visto un ospedale pieno; è un momento particolare perché legato ai numerosi accessi per le complicazioni dell’influenza a causa dei vaccini non fatti. È una situazione di emergenza sì, ma non significa che il presidio non deve rispondere perché una cosa è certa: non esiste, né qui né altrove, che si debba morire su una barella. Non deve più accadere, fermo restando che la vicenda barelle al Renzetti è un fatto più unico che raro». Servono risposte e una per Paolucci la Asl l’ha già: attivare subito 8 posti letto nel Pronto soccorso, già previsti perché recuperati dalla riconversione di alcuni letti dell’Oncologia. «Molte terapie oncologiche non hanno più bisogno oggi del day hospital», ha spiegato la dottoressa Mucci, «perché sono ambulatoriali e quei posti letto possono essere riconvertiti e passati al Pronto soccorso che a breve potrà contare sulla nuova ala (ieri sono arrivati gli altri arredi, ndc)».
Gli otto posti promessi. «In Pronto soccorso abbiamo l’osservazione temporanea, quella breve (per un totale di 8 posti letto, ndc) e avremo la Medicina d’urgenza con l’attivazione degli 8 posti letto», ha detto Antonio Caporrella, direttore del Pronto soccorso e del dipartimento Emergenza e accettazione della Asl, «che completeranno la risposta che possiamo dare al paziente. Posti necessari perché permettono di decongestionare i reparti e perché devono far fronte all’aumento progressivo di pazienti gravi, soprattutto anziani, pluri-patologici». Un presidio che, per Caporella, può essere decongestionato una volta che la sanità territoriale, quella anche dei distretti, funzionarà a pieno regime. Importante è anche la ristrutturazione della rete di emergenza urgenza che conterà su circa 10 milioni di euro di investimenti in sedi, ambulanze e aspetti tecnologici.
L’anestesista tanto atteso. Oltre ai posti letto è stato comunicato l’arrivo di un anestesista il 1° febbraio. «Era atteso il 2 gennaio», ha precisato il sindaco Mario Pupillo, «qui c’è carenza di anestesisti e non solo. Non devono essere questi eventi tragici a ricordare alla politica che c’è il Renzetti che vive carenze di organico, incarichi non dati, piccoli interventi strutturali attesi da anni. La Geriatria ha un’ala chiusa per il pavimento rotto e i degenti sono stretti in camere inadatte».
Teresa Di Rocco
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