Papa Francesco invitato a visitare il supercarcere

5 Dicembre 2015

LANCIANO. Il supercarcere di Villa Stanazzo si lega a scuola e a Chiesa. L’istituto penitenziario, infatti, è parte attiva del progetto teatrale “Bene e beni comuni”, spettacolo sul tema della...

LANCIANO. Il supercarcere di Villa Stanazzo si lega a scuola e a Chiesa. L’istituto penitenziario, infatti, è parte attiva del progetto teatrale “Bene e beni comuni”, spettacolo sul tema della cittadinanza realizzato dai ragazzi dell’istituto Fermi con la collaborazione dell’Associazione Davide Orecchioni onlus e il sostegno dell’Agenzia per la promozione culturale. Ed è protagonista anche dell’invito a papa Francesco a visitare il carcere e Lanciano in occasione del Giubileo. Il Papa aveva rinunciato a visitare la città durante i festeggiamenti per i 500 anni della Diocesi, ma aveva mandato una lettera in cui descriveva questa terra come «beata» e «da visitare».

«L’invito è stato ricevuto dal Papa», spiega Maria Lucia Avantaggiato, direttrice del carcere, «siamo fiduciosi. Crediamo che non ci sia tema migliore della misericordia per invitare il santo padre a visitare il nostro istituto. Inoltre tra le porte sante dell’anno giubilare che inizierà l’8 dicembre il Papa ha inserito anche quelle del carcere». I detenuti saranno protagonisti nel Giubileo. «Sette di loro saranno a Roma per svolgere alcune attività legate all’anno santo», continua la direttrice, «mentre a Lanciano una delegazione di detenuti sarà impegnata nella messa di apertura di due porte sante: il 12, alle 18, in cattedrale e il 19, alle 18,30, nella chiesa di San Francesco».

Quindici alunni-attori del fermi, giovedì prossimo (ore 15), metteranno in scena, a Villa Stanazzo, lo spettacolo “Bene e beni comuni”. «Nasce da un percorso di ricerca e sperimentazione educativa sul tema della cittadinanza», spiegano Mariella Di Lallo, presidente dell’Ado, e la direttrice artistica Eva Martelli, «fa affrontare ai ragazzi, muovendo dall’emotività, i problemi quotidiani, e li fa ragionare sul bene comune». Concetto che il detenuto solitamente non ha, ma che riscopre dietro le sbarre negli spazi comuni, nei pasti e nella condivisione di progetti come questo. (t.d.r.)

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