Parco costiero, siamo al tutti contro tutto

19 Luglio 2015

Viaggio tra “felici” e “traditi” dopo la decisione della Regione di rivedere il perimetro dell’area protetta

VASTO. Una vittoria per chi aveva sollevato incongruenze, lacune e carenze nella cartografia. Motivo di disappunto per le associazioni che incitano a «non indugiare nelle dinamiche di Palazzo e di partito». Ha fatto felici alcuni, ma ha creato anche tanti scontenti la risoluzione urgente approvata dal Consiglio regionale che ha deciso di sospendere e di rivedere la procedura di istituzione del Parco della costa teatina al fine di “rettificare il perimetro”. I commenti non si sono fatti attendere su un provvedimento che arriva a distanza di 14 anni esatti dalla legge istitutiva del Parco. Un bel record, non c’è che dire per un’area di tutela diventata terreno di scontro ideologico.

CHI ESULTA E CHI SI RAMMARICA. Uno dei primi a commentare positivamente la decisione di imprimere lo stop alla procedura è stato il consigliere regionale Mario Olivieri (Abruzzo civico), ex assessore comunale di Vasto, promotore insieme al collega Andrea Gerosolimo, della risoluzione approvata dal parlamentino abruzzese. Soddisfatta anche l’associazione dei professionisti del Vastese presieduta dall’architetto Rita De Sanctis, che aveva sollevato una serie di «incongruenze tra la situazione rappresentata ed il reale stato dei luoghi, oltre a gravi carenze in ordine alla effettiva situazione insediativa esistente». Tra i più delusi tre delle associazioni che da anni si battono per il Parco. Se la prendono con il Partito democratico l’ associazione culturale Peppino Impastato, PeaceLink Abruzzo e Antimafie Rita Atria. «Quattordici anni non bastano? Ne servono ancora altri? Dove potrà finalmente fermarsi il record dei record ormai blindato dalla (ex) Regione verde d’Europa?», chiedono i rappresentanti dei sodalizi, «dopo averlo criticato e attaccato per anni (critiche in molti casi tra l’altro condivisibili), al momento decisivo il Pd fa proprie le posizioni del centrodestra e di chi in questi anni si è espresso e ha operato contro il Parco nazionale della costa teatina. Perché? Dopo aver invocato per anni la sede del Parco, aver rivendicato di aver promosso l’inserimento di tantissimo territorio, al momento decisivo la maggior amministrazione Pd della costa sud abruzzese firma, insieme a tutti gli altri sindaci, la lettera al governo per fermare l’iter istitutivo giunto ormai ad un passo (se non meno) dal traguardo. Perché? Il Pd e i suoi alleati scelgano definitivamente da quale parte stare. Non è più tempo di proclami e passerelle. Va detta una sola, vera, netta parola. Se veramente si ha a cuore l’ambiente, l’ecologia, la libertà, l’integrità e le bellezze di questo territorio la si smetta una volta per tutte di indugiare nelle dinamiche di palazzo e di partito». Parla di «maldestro tentativo di frenare e fermare un’occasione di sviluppo e tutela del territorio e dell’intero Abruzzo», Gabriele Marchese, ex sindaco di San Salvo e attuale consigliere comunale di minoranza, che dichiara di essere «perplesso e sgomento sulla risoluzione approvata dal consiglio regionale».

Il PARCO COME TERRENO DI SCONTRO IDEOLOGICO. Polemiche, accuse reciproche e veleni. «Il problema non è Parco si, Parco no, ma Parco come», chiosa Massimo Desiati, portavoce dell’intergruppo consiliare Vasto 2016, «finora si è proceduto in modo carbonaro, anche in sede consiliare, tenendo le carte nascoste nei cassetti. Quali sono i concittadini che conoscono le norme di salvaguardia del Parco, quali quelli che conoscono la sua perimetrazione? A chi l’amministrazione comunale ha spiegato cosa accadrà alla parte del territorio di Vasto urbanizzato? Altro che clima di ostilità di principio. Si aprano le carte, le stesse che chi ha guardato ha contestato, anche in consiglio regionale».

Anna Bontempo

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