Parco Diocleziano, lavori alla fogna rotta

25 Gennaio 2024

Da ieri operai Sasi sotto l’area centrale del ponte. L’assessore Bomba: tranquilli, la città non sprofonda

LANCIANO. Operai Sasi al lavoro da ieri per riparare la condotta fognaria rotta che ha sversato liquami e acqua piovana all’interno del parco Diocleziano, accanto l’arcata centrale del ponte. «C’è stata la rottura della condotta in cemento che porta acqua piovana e scarichi verso la valle», spiega Pio D’Ippolito, direttore dell’area tecnica Sasi, «molto probabilmente un leggero movimento della terra può aver causato il cedimento. Siamo intervenuti, come fatto altre volte, gli operai sono al lavoro anche in condizioni difficili vista la pendenza del terreno e la folta vegetazione, ma oggi dovrebbero terminare».
L’area è da sempre una zona a rischio idrogeologico, soggetta ad allagamenti e, dall’alluvione del 2018 che provocò anche le voragini davanti all’ex Modernissimo e in vico Corsea, è in abbandono. Devastata, incolta è rifugio di tossicodipendenti viste le siringhe sotto le arcate del ponte. Problemi che hanno portato il consigliere comuale Giacinto Verna a chiedere alla giunta di intervenire, richiamando anche la relazione del geologo Luigi Carabba che «ha rilevato pericoli e sommovimenti nella parte iniziale del corso e della cattedrale».
«Quella di Verna è una polemica inutile, strumentale, che crea soltanto allarmismo», risponde l’assessore ai lavori pubblici Paolo Bomba. «La città non sta sprofondando: c'è stata la rottura di un condotto fognario. Sulle frane poi i problemi ci sono da anni e negli ultimi 10 anni non è stata la giunta Paolini a governare la città ma quella di cui lui era assessore ai lavori pubblici. Una giunta che sulle frane non ha fatto nulla. E di certo oggi non vogliamo far fronte ai problemi come loro hanno fatto per i lavori della pavimentazione, spaccata, del Corso, della ciclabile in via del Mare o di vico Corsea». E Bomba spiega anche la questione dei monitoraggi con i dati che indicherebbero un abbassamento di 2 cm a 26 metri di profondità del terreno di riporto del Corso. «Il monitoraggio lo facciamo sempre», spiega l’assessore, «e i dati non indicano fenomeni allarmanti che richiedono sgomberi o altro. L’asfalto, ad esempio, fatto a settembre sulla parte più delicata del Corso non ha alcun cedimento. E stiamo andando avanti con gli studi di fattibilità sulla base dell’analisi dell'Università d'Annunzio per mettere in sicurezza il sottosuolo tra la Pietrosa, il Diocleziano e il Malvò. La giunta Pupillo in 10 anni sulle frane non ha fatto nulla, ricordo invece che l'amministrazione Paolini aveva fatto interventi importanti sulle frane a Colle Erminio, via Belvedere, Santa Giusta e oggi abbiamo già ottenuto il finanziamento di 2 milioni per i lavori della strada Lanciano-Orsogna».
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