Pari opportunità, Scalera: noi in campo per i diritti negati

5 Febbraio 2021

Eletta all’unanimità la nuova presidente del Comitato «Sì alle buone prassi per sostenere le categorie fragili»

CHIETI. È Monia Scalera il nuovo presidente del Comitato pari opportunità dell’Ordine degli avvocati di Chieti. È stata eletta ieri all’unanimità insieme a tutto il direttivo, con l’acclamazione di un applauso via internet, durante la riunione di insediamento del Cpo. «Ho sempre provato un sentimento controverso nei confronti di un ente come il Comitato pari opportunità: amore e odio, perché l’esistenza stessa di un Cpo attesta anche il persistere di discriminazioni che necessitano di sorveglianza», così si presenta Scalera, tra le più votate alle elezioni del 22 e 23 gennaio scorso. Commissaria della Commissione governativa per le adozioni internazionali e curatore al tribunale per i minorenni, Scalera è l’anello di congiunzione tra sociale e avvocatura: il concetto di pari opportunità sarà allargato, dice la presidente.
L’incarico di segretario con funzioni di vicepresidente è stato affidato a Lara Di Paolo, responsabile del centro antiviolenza Non Sei Sola di Ortona; tesoriere Simona Staffieri (membro del Consiglio direttivo nazionale di Adu Italia). Gli altri componenti del Cpo sono gli avvocati Giovanni Angelucci, Massimo Di Rocco, Marialuisa Campanella, Omar Sanelli, Rita Di Falco, Cristiano Zulli, Maria Adorante e Gabriella Luccitti, quest’ultima designata dal Consiglio dell’ordine.
I fatti di cronaca dimostrano che una parte degli uomini vuole conservare predominio sulle donne. Nel mondo del lavoro in generale e nell’avvocatura esistono ancora discriminazioni basate sul sesso?
«Se potessi scegliere non vorrei che esistesse un organismo del genere: significherebbe aver già risolto il problema alla radice. Ma le discriminazioni ci sono ancora anche tra gli avvocati e la conferma arriva anche dalla statistica: le donne che esercitano la professione forense sono sempre di più ma il reddito che le stesse dichiarano, nella maggioranza dei casi, è inferiore a più della metà di quello degli uomini. Questo ovviamente non dipende dalle capacità professionali ma da tante altre variabili, come le discriminazioni ma anche la mancanza di tempo: quante madri che vorrebbero esercitare la professione non possono farlo per evidenti motivi logistici».
Lei è anche componente della Commissione governativa per le adozioni internazionali e curatore al tribunale per i minorenni: nel suo mandato, le pari opportunità saranno declinate anche come attenzione alle categorie più deboli?
«Assolutamente sì. Negli ultimi anni il concetto di pari opportunità si è esteso anche ad altre categorie cosiddette “fragili”. Per questo saremo attenti all’infanzia e all’adolescenza, alla disabilità e alla non autosufficienza e alle donne vittime di violenza. In quest’ultimo caso presteremo tanta attenzione per evitare strumentalizzazioni: sappiamo bene che ci sono discriminazioni anche verso gli uomini, basti pensare ai tanti padri che si ritrovano vittime di separazioni con elevata conflittualità. Le pari opportunità devono essere un patrimonio di tutti».
Davanti a lei e agli altri 10 membri del Cpo c’è un anno e mezzo di lavoro: quali saranno le priorità?
«In un incontro informale abbiamo già discusso dei primi progetti da realizzare: creare una lista di curatori speciali per i minorenni al tribunale ordinario di cui faranno parte avvocati in possesso di determinati requisiti; poi, instaurare buone prassi con il tribunale da attuare durante la trattazione di casi che riguardano vittime di violenza; aprire uno sportello per le pari opportunità in tribunale, magari anche in modalità on-line, come prevede il regolamento del Consiglio nazionale forense».