«Parlate ai giovani di violenza di genere»

Appello del procuratore di Chieti, Testa, nell’incontro con gli studenti. Grandoni (Conad): prevenzione con la discussione
CHIETI. «Una importante occasione di incontro e confronto in un momento delicato della vostra vita. Quello in cui, anche attraverso la scuola, si creano dei paradigmi di valori ed appare quindi fondamentale mettere in evidenza eventuali disagi». Così Sara Solipaca, preside del liceo scientifico Masci, nel saluto introduttivo al convegno sul tema “Violenza di genere”, iniziativa promossa nelle scuole superiori abruzzesi dal quotidiano il Centro con la collaborazione di Conad Adriatico. Obiettivo, quello di attivare un percorso formativo e di sensibilizzazione sul tema della violenza sulle donne.
In platea, ieri mattina al Museo universitario della Villa, i ragazzi del Masci ai quali si è rivolto, subito dopo, Alberto Leonardis, presidente del Centro Spa. «La violenza sulle donne è un autentico dramma sociale», ha spiegato Leonardis, «e allora abbiamo pensato di rivolgerci al mondo della scuola, dove si formano le coscienze, per fornire un utile servizio al territorio». Iniziativa confortata dal sostegno di Conad Adriatico con la direttrice del settore sviluppo, Lucia Grandoni, che ribadisce: «Per noi, da sempre, il comprendere viene prima del vendere e vogliamo quindi essere presenti su questo tema perché solo parlandone è possibile prevenire certi tristi fenomeni». E dal messaggio «la violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci» si arriva alla testimonianza di Massimo Capobianco, maggiore dei carabinieri e comandante della Compagnia di Chieti. «In passato, specie nella cultura meridionale, la donna, nel denunciare maltrattamenti del marito, finiva per dichiarare il fallimento del matrimonio», ha sottolineato Capobianco, «rischiando anche di far venire meno l’unica fonte di mantenimento familiare. Ora le cose sono cambiate e sono stati fatti passi in avanti attraverso la creazione di una rete nazionale antiviolenza dove tutti, anche gli operatori di un Pronto soccorso, hanno l’obbligo di fornire determinate informazioni. In ogni caso, a voi giovani rivolgo l’invito affinché non consentiate a nessuno di calpestare in alcun modo la vostra dignità». Il maggiore Capobianco si affida alle immagini di un filmato, amaro e incisivo, per descrivere una grave forma di disagio derivante da violenze familiari. I ragazzi ascoltano in silenzio.
Un silenzio che diventa assordante quando Pasquale Sorgonà, primo dirigente della questura di Chieti, sempre attraverso un filmato, propone l’esperienza di Amanda Todd, ragazza canadese che, prima di suicidarsi, pubblicò un video in cui, attraverso i bigliettini, descrisse la sua esperienza di vittima del bullismo e del cyberbullismo. Foto e video che, purtroppo, sulla rete «restano in giro per sempre» con terribili conseguenze. «Si tratta di attacchi alla persona continui per umiliare e ricattare», commenta Sorgonà dopo la visione di un altro filmato in cui una ragazza di Cagliari viene picchiata e umiliata davanti al branco. «Ragazze spesso fragili», ha fatto notare Marilena Stallone, psicologa e psicoterapeuta del Centro antiviolenza Alpha di Chieti, «e, a volte, si parte dal semplice disagio per soprannomi oltraggiosi e si va avanti fino a considerarsi incapaci di reagire e meritare certi abusi. C’è anche paura di frequentare posti non affollati e spesso si sente parlare di omicidio passionale senza riuscire a capire cosa ci sia di passionale nel massacrare una donna». Al procuratore di Chieti, Francesco Testa, le conclusioni: «È un dovere parlare alle nuove generazioni di questo argomento», ha affermato il magistrato, «con il legislatore che spesso deve inseguire la società. Bisogna farlo tempestivamente e ora esistono strumenti per allontanare persone violente da certe situazioni. Occorre però cautela dal momento che spesso si tratta di fenomeni senza progressività, ovvero si passa da uno scatto d’ira a un omicidio nello spazio di poco tempo. Bisogna aiutare le donne, i loro figli ma anche gli uomini, a volte incapaci di affrontare il fallimento di una relazione. Una realtà fatta di famiglie straziate che non possono essere lasciate sole e vanno sostenute anche economicamente».
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