Parroco e comunità di San Giuseppe: «Riaprite la chiesa»

Torrevecchia, l’edificio chiuso da ottobre 2016 dopo il sisma Don Nicolino: iter fermo e nessuna notizia, i fedeli aspettano
TORREVECCHIA TEATINA. La comunità di San Giuseppe, nella frazione di Castelferrato, attende con impazienza la riapertura della chiesa della contrada, chiusa da oltre un anno e mezzo in seguito al terremoto che colpì Umbria e Marche. L’edificio di culto è stato dichiarato inagibile in seguito al terremoto del 30 ottobre 2016. Con l’ordinanza sindacale del 31 ottobre 2016, il sindaco Katja Baboro ne ha decretato la chiusura per motivi legati al terremoto che aveva scosso l’Italia centrale. Subito dopo il Comune di Torrevecchia Teatina, come ente incaricato, ha richiesto la perizia di esperti, i quali hanno confermato l’inagibilità dell’edificio religioso. È stato presentato anche un progetto per la messa a norma dell’edificio sacro e sembra che la chiesa sia in lista per ricevere i finanziamenti. Ma da un anno l’iter sembra essersi fermato. A farsi portavoce delle attese della frazione è il parroco di San Giuseppe, don Nicolino Santilli, che coadiuvato da un comitato cittadino ha fatto un’ulteriore richiesta agli enti preposti lo scorso 30 aprile per sapere a che punto si trovi l’iter per la chiesa di Castelferrato, ma a due mesi di distanza ancora tutto tace. «Comprendo la priorità di voler riaprire almeno una chiesa in ogni paese colpito dal sisma», dichiara il parroco, «ma non comprendo il silenzio assordante da parte delle competenti autorità preposte per la ricostruzione ad una domanda di chiarificazione sull’argomento. La popolazione auspica che quanto prima ci siano buone nuove e che si possa tornare a celebrare dignitosamente nell’edificio di culto». La comunità parrocchiale, infatti, da oltre un anno e mezzo è costretta a celebrare le funzioni e le grandi festività al ristorante.
Nei mesi scorsi solleciti all’amministrazione comunale sulla chiesa ancora chiusa erano arrivati anche da Nando Marinucci del Movimento d’impegno civico, che lo scorso giugno ha presentato un esposto alla Procura di Chieti per chiedere che «venga valutata la legittimità dell’ordinanza comunale nonché il comportamento omissivo legato a tale circostanza per l’assenza di comunicazioni nei confronti dello scrivente e della comunità inerme e all’oscuro di quanto deciso, programmato e fino ad oggi realizzato per l’amata chiesa». «Dalla data di chiusura», sottolinea Marinucci nell’esposto, «non è dato conoscere l’esistenza di distacchi, cedimenti strutturali o crolli di sorta; seppur richiesti, non risultano accessibili gli atti in base ai quali sono stati eseguiti i controlli e le verifiche della struttura da parte di personale competente, non esistono opere provvisionali di garanzia per la pubblica incolumità né documenti, pubblicati e rilevabili sul sito istituzionale, di messa in sicurezza, ristrutturazione, recupero della chiesa o richieste finanziamento volte alla ristrutturazione della chiesa».
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