Parroco vende i doni degli ex voto

25 Agosto 2015

Orsogna, don Persoglio: il ricavato dell’oro di S. Rocco è servito a riparare la chiesa

ORSOGNA. «Ho agito per la collettività, in una situazione di massima urgenza e necessità». Si giustifica così don Mario Persoglio, parroco della parrocchia di San Nicola di Bari di Orsogna, finito nell'occhio del ciclone per aver venduto parte dell'oro degli ex voto di San Rocco ad un compro oro di Francavilla al mare, ricavandone 18mila euro da spendere per il rifacimento del tetto della chiesa. Un gesto che la comunità orsognese, indistintamente compatta tra fedeli e laici, ha interpretato come un vero e proprio affronto dal momento che l'avvenuta vendita, effettuata a marzo, è stata scoperta solo nei giorni scorsi, nel corso delle feste in onore di San Rocco il 16 e 17 agosto. Nel momento della vestizione del santo per l'annuale processione, alcune donne della parrocchia si sono rese conto che mancava buona parte dell'oro, sostituita goffamente da articoli di bigiotteria senza valore. Di lì l'amara scoperta: l'oro è stato venduto e i soldi già spesi per il rifacimento del tetto della chiesa. «Mi sento tranquillo», commenta don Mario, «perché ho agito per l'incolumità dei miei fedeli. Quel tetto era pericolante da tanto tempo e il maltempo dell'ultimo inverno ha aggravato pesantemente la situazione. Non ho avvisato l'intera comunità per non suscitare un vespaio, ma c'era necessità di intervenire immediatamente». «Ho chiesto l'autorizzazione al vescovo Bruno Forte», prosegue don Mario, «sono stato assistito da un legale. Tutte le spese per l'intervento al tetto sono rendicontabili: l'intero importo ammonta a 32mila euro. Tutti sanno dei lavori, chiunque è entrato in chiesa ha avuto modo di notare le impalcature. Purtroppo l'appello fatto ai fedeli per raccogliere fondi non ha sortito effetto, e ho dovuto agire in questo modo. Del resto lo dice anche papa Francesco che la chiesa deve spogliarsi dei suoi averi. Vendere regali non è mai elegante, ma se si fa per il bene della comunità e a fin di bene, autorizzati per giunta dal vescovo, si può fare». Ma gli orsognesi sono infuriati. L'oro di San Rocco, accumulato in oltre cento anni di storia, costituisce l'anima stessa della comunità. Famiglie e intere generazioni hanno donato ciò che hanno potuto a seguito di una grazia ricevuta o per essere protetti da guerre, carestie e disgrazie. C'è chi si indigna anche da oltre oceano: gli emigranti in Argentina e in America sono legatissimi ad una tradizione che è diventata il collante con la terra natia, con le radici e i ricordi di infanzia. Amareggiato anche il sindaco, Fabrizio Montepara: «Da amministratore e uomo di chiesa visto che sono anche catechista», commenta, «avrei preferito essere informato. Insieme al consiglio e alla collettività avremmo cercato soluzioni diverse, acquisito l'oro come patrimonio del paese, non solo per il valore effettivo, ma per il significato che quegli ex voto hanno per l'intera Orsogna».

Daria De Laurentiis