Partorisce nel bagno di casa Mamma e figlia stanno bene

Entra in travaglio in piena notte, l’amica s’improvvisa ostetrica e fa venire alla luce la bimba Ma la piccola non respira: l’arrivo provvidenziale degli operatori del 118 salva entrambe
LANCIANO. Giusy, tre chili e 300 grammi di dolcezza, ora dorme tranquilla nella sua culla nel reparto di ostetrica e ginecologia dell’ospedale Renzetti (primario Antonio Di Francesco), ignara di essere nata nel bagno di casa e di essere viva grazie a un’amica della madre improvvisata ostetrica e, soprattutto, grazie agli operatori del 118 di Atessa. Glielo racconteranno un giorno i genitori, passati in pochi minuti dal terrore di averla persa alla gioia di sentirla piangere. La chiamata che arriva agli operatori del 118 alle 3,42 dell’altra notte è di quelle che tolgono il respiro: «Correte, c’è una donna che sta partorendo in casa». E corre davvero l’equipaggio che da Atessa in pochi minuti raggiunge Piana la Fara dove c’è la casa della famiglia Ferrara. Il papà, Costantino, è in strada in preda al panico. È sceso per indicare la casa e accelerare i soccorsi. Quando rientra con i soccorritori trova la moglie Esmeralda a terra, nel bagno, e la piccola Giusy appena venuta al mondo. La bimba, però, è cianotica, non respira. Gli operatori del 118, con sangue freddo e professionalità, salvano la piccola e la mamma. «Eravamo andati in ospedale venerdì sera perché Esmeralda aveva delle piccole contrazioni», racconta emozionato Costantino Ferrara, «avendo già due figli, una di 15 anni e uno di 6, conosce bene il percorso da fare. Ma alle 21, dopo il tracciato e diversi controlli, siamo tornati a casa: c’era ancora da aspettare. Non era in travaglio, le acque non erano rotte e poi Giusy era attesa dopo il 4 aprile». Invece la piccolina ha deciso di nascere prima. «Ero a letto, a casa con noi c’era Mercedes», riprende il papà, «un’amica di famiglia venuta per aiutare mia moglie. A un certo punto, poco dopo le 3, mi chiamano che le contrazioni erano aumentate. Pochi minuti dopo arriva la rottura delle acque. Non potevo portarla con la macchina. Abbiamo chiamato il 118. Nell’attesa io sono sceso in strada per agevolare l’ambulanza a trovare casa. Quando sono risalito mi è preso il panico. Mia moglie a terra, la piccolina che stava uscendo ed era cianotica, non respirava. Ma i soccorritori, bravissimi, hanno subito preso in mano la situazione. Hanno fatto le manovre giuste, l’hanno rianimata e finalmente il suo vagito ci ha fatto sciogliere tutti in un pianto dirotto. Anche i soccorritori si sono commossi». Bravissima anche Mercedes, l’amica dominicana come Esmeralda. «È stata una ginecologa improvvisata», dice sorridente e solare Esmeralda, che si è sdraiata in bagno non appena ha sentito la testa della bimba uscire, per evitare di farla cadere. «Giusy era rimasta bloccata con la testa, spingeva ma non riusciva a uscire. Così Mercedes ha fatto spazio e l’ha tirata fuori mentre entravano i soccorritori. Ero terrorizzata perché non la sentivo piangere. Poi grazie alle manovre di medico e operatori è arrivato il pianto». «In pochi secondi», chiude il papà, «siamo passati dalla paura, al terrore e poi alla gioia».
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