Passeggiata tra i tesori della città, rivivono tre grandi personaggi

Iniziativa dedicata alla principessa Mafalda di Savoia, al gesuita Valignano e allo scultore Barbella: gli interpreti sono gli avvocati Monia Scalera e Stefano Marchionno e il commerciante Vincenzo Di Leo
CHIETI. Il Trekking urbano riporta tra i vicoli, le piazzette e gli angoli più suggestivi del centro tre figure che hanno fatto la storia. Si tratta di due teatini di grande spessore, anche se troppe volte dimenticati, e di una principessa che a Chieti capita quasi per caso ma che pure vi resta legata. Lei è Mafalda di Savoia, loro padre Alessandro Valignano e Costantino Barbella. Riprenderanno vita tutti e tre per animare le visite guidate dell’iniziativa promossa per oggi pomeriggio dalle associazioni Scopri Teate, di Concetta De Sanctis, e Noi del Vico, presieduta da Stefano Marchionno.
MAFALDA DI SAVOIA
A far rivivere la principessa, che legò a Chieti alcuni momenti importanti della sua esistenza, è l’avvocatessa Monia Scalera. La secondogenita di Vittorio Emanuele III «arrivò a Chieti l’11 settembre del 1943», dice Scalera, «apprende dell’armistizio in ritardo e si sente tradita: la sua famiglia, quel re che la chiamava affettuosamente “Muti”, non le hanno detto niente dell’armistizio e della fuga che preparavano. Non si fidavano di lei, temevano potesse rivelare il piano al marito, il principe tedesco Filippo d’Assia Kassel, che lei amava e da cui aveva avuto quattro figli. Cercando di raggiungere la famiglia reale, Mafalda arriva a Chieti, dove c’è il comando tedesco, con il feldmaresciallo Kesserling, appena nominato comandante in capo del Sud. Viene prima ospitata all’hotel Sole, dove c’è anche Kesserling, poi spostata in prefettura e poi il colonnello Guido Massangioli con la sua consorte, la contessa Bargagli Petrucci, le offrono ospitalità a palazzo Massangioli. Avendo saputo che i suoi figli erano a Roma, insiste però per partire alla volta della Capitale. Le vengono assegnati due carabinieri in borghese per vigilare sulla sua sicurezza, i vicebrigadieri Gaetano Grima e Antonio Iossa. A Roma però i tedeschi la arrestano e la portano nel campo di concentramento di Buchenwald, dove era prigioniero anche il tenente teatino Umberto Longhi, e dove morirà».
PADRE VALIGNANO
L’avvocato teatino Stefano Marchionno vestirà i panni del padre gesuita che andò in missione in Oriente. «Padre Alessandro Valignano è stato un grande teatino», dice Marchionno, «e dispiace che la sua figura sia poco conosciuta e studiata in Italia, mentre è molto apprezzata e ricordata in Giappone. Visitatore della Compagnia di Gesù nelle Indie, giunse nel 1579 in Giappone per riorganizzare la missione gesuitica d’Oriente e, contrariamente a quanto accaduto in passato, non volle imporre la cultura occidentale della quale era portatore, ma rispettò gli usi e costumi locali, imparò la lingua giapponese ed ebbe un approccio interculturale e moderno che oggi dovremmo avere tutti». È questa, dunque, la lezione che padre Valignano può insegnare: «Quando ci troviamo di fronte a uno straniero o a una persona che ha una cultura diversa dalla nostra, non giudichiamolo negativamente e non cerchiamo di sopraffarlo imponendogli i nostri costumi, ma rispettiamolo e proviamo a conoscerlo con reciproco rispetto. La cultura del dialogo e della comprensione è la strada maestra per una civile convivenza».
COSTANTINO BARBELLA
Lo scultore a cui è intitolato il museo Barbella sarà interpretato da Vincenzo Di Leo. Per il giovane commerciante, «Costantino Barbella ha una personalità estremamente affascinante. Barbella, figlio di commercianti che sceglie di dedicare la sua vita all’arte, alla trasformazione di una materia prima come la terracotta, può essere considerato un simbolo di trasformazione. Amico di Francesco Paolo Michetti, intensamente calato nell’ambiente artistico dell’epoca, perché non ripartire da Barbella e dalle grandi personalità come la sua», suggerisce Di Leo, «per trasformare la nostra città». E anche questo è un messaggio della nuova edizione teatina del Trekking urbano.
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