Pasti a scuola: oltre 1.500 iscritti Già incassati più di 80mila euro

28 Ottobre 2022

A breve nuovo incontro tra la giunta e i genitori per definire il menù invernale e fare il punto sui disagi L’assessore Giammarino: «Lavoriamo a ritmi pre Covid». Ma il Tar tiene tutti sulle spine per l’appalto 

CHIETI. Quasi 1.500 pasti da servire ogni giorno, un incasso da oltre 80mila euro già prodotto ma ancora tanta incertezza sul gestore dell’appalto. È il bilancio del servizio mensa scolastica a Chieti a 25 giorni dalla ripartenza per il nuovo anno. «Siamo quasi tornati ai ritmi che c’erano prima del Covid», spiega l’assessore all’istruzione, Teresa Giammarino, «ogni giorno serviamo 1.500 pasti ai bambini e, già un mese fa, il servizio aveva prodotto un introito di circa 80mila euro». In queste prime settimane non sono mancate polemiche, a cominciare dal caso delle formiche ritrovate nella pasta in una scuola del Tricalle. Episodio che aveva portato all’ispezione del Nas anche nel centro di cottura della Ladisa e spinto il Comune a rafforzare i controlli su ciò che ogni giorno viene servito nei piatti degli alunni teatini. «Quell’episodio è ormai alle spalle», prosegue l’assessore Giammarino, «siamo quotidianamente in contatto con i genitori per ascoltare i loro suggerimenti ed eventuali lamentele». A breve, infatti, il Comune incontrerà i responsabili della ditta Ladisa, che cura il servizio mensa, insieme ai rappresentanti dei genitori: «L’obiettivo è definire il menù invernale ma anche confrontarci con lamentele e disagi». Il servizio mensa, dunque, sembra già tornato ai livelli pre Covid: «Abbiamo avuto alcuni problemi all’inizio dell’anno, con l’introduzione delle iscrizioni tramite applicazione», spiega l’assessore all’istruzione, «ma era necessario digitalizzare tutto e ora i genitori hanno la possibilità di disdire anche con pochissimo anticipo la fruizione del pasto dei loro figli per il giorno dopo». Sullo sfondo, però, resta ancora da sciogliere il nodo sul gestore dell’appalto: otto giorni fa il Tar ha diffuso una prima sentenza prendendo tempo e obbligando il Comune a fornire alcune precisazioni tecniche prima di prendere una decisione. «Attendiamo con ansia il verdetto completo del tribunale amministrativo», conclude l’assessore Giammarino, «per ora si sono riservati di andare oltre visto che la Ladisa aveva chiesto ulteriore documentazione. Vogliamo sapere come comportarci con l’appalto perché abbiamo anche una grossa responsabilità nei confronti di tante famiglie».