Patteggia per la rapina al capo della Mobile

Il giovane, arrestato lo scorso marzo , aveva fatto da “palo” durante il colpo in casa di Costantini
CHIETI. Ha patteggiato un anno e otto mesi l’uomo che faceva da “palo” nella rapina in casa del dirigente della Squadra mobile della questura teatina, Francesco Costantini, avvenuta nella serata dell’11 marzo scorso a Francavilla al Mare.
Il giovane, G.C. le sue iniziali (non scriviamo il nome perché si tratta di un parente stretto di un testimone di un processo in corso, sottoposto al programma di protezione insieme alla famiglia), vive a Pineto. È stato arrestato lo scorso 8 luglio e da allora si è fatto già tre mesi di carcere a Madonna del Freddo. Il suo difensore, l’avvocato Matteo Di Martino, aveva già chiesto per ben due volte la revoca della misura cautelare in carcere, che però non è stata mai concessa sino a ieri. Nell’udienza di ieri mattina, il gip Antonella Redaelli ha deciso invece di scarcerarlo, con l’obbligo di firma per due giorni a settimana.
Il giovane era accusato di concorso anomalo nella rapina a casa di Costantini. Aveva cioè, secondo gli inquirenti, la «funzione di sorvegliare la zona durante l’esecuzione del reato e di agevolare la rapida fuga subito dopo». La rapina aveva fruttato tre orologi di marca e diversi monili d’oro, per un valore di 6.500 euro. L’autore della rapina è un albanese che è stato identificato ma è riuscito a fuggire nel suo paese d’origine. La difesa si è basata sul fatto che il colpo era partito come furto e si era trasformato nel più grave reato di rapina solo perché l’albanese è stato sorpreso dal rientro in casa del vice questore.
Pare che ci fosse anche un messaggio telefonico che il “palo” aveva inviato al rapinatore in cui gli diceva di scappare, sms che l’avvocato della difesa ha utilizzato per avvalorare la tesi che il suo assistito non voleva che il furto degenerasse in rapina, come poi è avvenuto, con Costantini che, accortosi dell’estraneo in casa, non si è certo nascosto e lo ha affrontato. C’è stata una colluttazione e l’uomo è riuscito a fuggire. Il dirigente della Mobile, però, è riuscito a sfilargli il cellulare, attraverso cui la polizia ha potuto risalire agli autori della rapina. L’albanese si era introdotto in casa del poliziotto forzando una finestra dell’area giorno. Dalle indagini è anche emerso che, prima di effettuare il colpo, ci sarebbero stati appostamenti davanti alla casa del capo della Mobile e che si sapeva anche di chi era l’abitazione da svaligiare. Non avevano, però, studiato con attenzione gli orari e le abitudini del padrone di casa. (a.i.)

