Patto tra Museo universitario e Forestale

19 Marzo 2015

Aperta una nuova sezione dove sono esposti i materiali sequestrati dai “custodi” dell’ambiente

CHIETI. Il museo universitario diretto dal professor Luigi Capasso si arricchisce di una nuova sezione grazie al materiale sequestrato dalla Forestale. La nuova sezione è già stata allestita ed è ben riconoscibile dai cartelli che avvertono che il materiale esposto è frutto di una confisca con il logo della Forestale e della Cites, sigla che sta per Convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione. Nella nuova sezione museale sono esposte pelli di animali (in particolare tigre, coccodrillo e serpente), borse, scarpe, cinture e portamonete realizzati con pelle di animali, vari oggetti in avorio, zanne di elefante, carapace di tartaruga e coralli. La merce esposta arriva da un grande deposito che la Forestale ha a Magliano dei Marsi dove conserva migliaia di reperti confiscati. Si tratta di materiale frutto di commercio illegale. Il campo è molto ampio e va ben al di là di quello degli animali che appartengono a specie protette. Comprende, ad esempio, anche il legname proveniente dalle foreste amazzoniche il cui disboscamento è vietato. Ci sono inoltre molti preparati della medicina orientale importati illegalmente (al museo sono esposte radici di ginseng e saussurea costus). Esposte pure sciarpe di lana derivante da animali come l’antilope tibetana o la lana di vigogna. Ma la nuova sezione museale è solo il momento più evidente di un accordo che è molto più ampio. Il comandante regionale della Forestale, Ciro Lungo, e il rettore della “d’Annunzio”, Carmine Di ilio, hanno infatti sottoscritto ieri una convenzione che ha non solo scopi divulgativi (diretti in particolare alla popolazione più giovane sui temi della conservazione delle specie di flora e fauna protette), ma anche di collaborazione scientifica nel campo della salvaguardia di queste specie e, infine, di realizzazione di pacchetti formativi al fine di ampliare la competenza degli operatori su una materia complessa e in continuo mutamento come appunto la conservazione del patrimonio naturale. «La competenza scientifica che ci mette a disposizione il professor Capasso», ha detto Lungo, «sarà ad esempio molto utile nella identificazione delle specie. Gli esperti del museo sono anche all’avanguardia per aver brevettato precisi sistemi di datazione». (a.i.)

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