Pazienti di Urologia rimandati a casa

1 Marzo 2016

Nel reparto non c’è posto, rinviate decine di operazioni. Un malato racconta: «Ci hanno detto di chiamare Paolucci»

CHIETI. «Perdo sangue. Il mio è un caso urgente. Ma non hanno voluto sentire ragione. Per me non c’era un letto in tutto l’ospedale di Chieti». Doveva essere finalmente operato alla vescica, il signor Donato Paolucci di Rapino, ma quando ieri mattina, all’orario stabilito, si è presentato al SS. Annunziata per il ricovero, gli hanno detto che non c’era posto. Né per lui né per le altre cinque persone che, come lui, dovevano essere ricoverate al reparto di Urologia, diretto dal professor Luigi Schips. Mercoledì scorso si era ripetuta la stessa situazione. Il signor Romano Lombardo si era presentato alle 7.30 in Urologia, ma il letto non c’era. Ha atteso pazientemente sino alle 10.30, quando alla fine lo hanno rimandato a casa. E con lui altre sei persone. Dovevano essere ricoverati mercoledì per essere operati il giorno successivo, come da tempo programmato e come per il signor Paolucci.

«Sono arrivato alle al nono livello del SS. Annunziata», riferisce Paolucci, raccontando la sua giornata d’inferno. «Eravamo in sei. Tutti dovevamo essere ricoverati, ma gli infermieri ci hanno subito detto che non c’era posto e ci hanno mandato all’ottavo livello, dove c’è un altro reparto di Urologia. Anche qui, però, la stessa storia. Nessun posto a disposizione». A questo punto il paziente di Rapino cede allo sconforto, ma trova un sostegno nel personale del Tribunale del Malato che lo indirizza negli uffici della direzione sanitaria, dove insieme ad un altro dei sei pazienti che doveva essere ricoverato, bussa alla porta dei funzionari. Vengono ricevuti da Piera Onorato, della direzione sanitaria di presidio. Spiegano il loro caso, per entrambi urgente, e chiedono di cercare una possibilità di essere ricoverati in qualsiasi posto dell’ospedale.

«La dottoressa», riferisce Paolucci, «ha provato a vedere dappertutto anche in altri reparti. Ma non è saltato fuori un solo letto». A questo punto il signor Paolucci si è fermato al Posto fisso delle forze dell’ordine per riferire quanto gli era accaduto e ha persino telefonato in Regione per lamentarsi direttamente con i responsabili della sanità regionale, ma un addetto al telefono gli ha riferito semplicemente che la responsabilità era da attribuire all’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci. «Abbiamo in comune pure lo stesso cognome», dice amaramente il signor Paolucci. Questa ultimo tentativo lo ha convinto a tornare a Rapino, in attesa della chiamata dell’ospedale per un nuovo ricovero.

«Purtroppo non è la prima volta che accade una cosa del genere», dice il professor Luigi Schips, primario dell’Urologia. «Il problema è vecchio. Ma vorrei spiegare che non si tratta di una criticità legata al numero di posti letto del reparto che dirigo. Il problema è dovuto al fatto che arrivano paziento da altri reparti, in particolare dal Pronto soccorso e dai reparti di Medicina. E di fronte a queste emergenze, noi non possiamo chiudere le porte del reparto». E così saltano appuntamenti calendarizzati da tempo. «Da parte mia», continua il professore, «posso dire che ho lavorato tantissimo per arrivare a tecniche di chirurgia sempre più mininvasive, che accorciano notevolmente i tempi di degenza. Ma ripeto, non è un problema di posti letto del reparto. Se si considera che lo Ieo di Milano – il famoso Istituto europeo di oncologia – lavora con 14 posti letto a disposizione, l’Urologia di Chieti, con i suoi 19 posti letto, non sta messa certo male».