Pd, congresso tra i veleni I ribelli contro Di Giovanni

25 Ottobre 2017

La minoranza del partito accusa: «Iscritti fantasma allo Scalo». E spunta l’ipotesi Ricci Il segretario ricandidato: «Vecchie sconfitte alimentano il rancore, voltiamo pagina»

CHIETI. Mancano 5 giorni al congresso cittadino del Pd e nel partito tornano a volare gli stracci. La minoranza contesta ancora una volta il segretario cittadino ricandidato Filippo Di Giovanni: «Fin quando Di Giovanni continuerà nella sua gestione padronale del partito, non ci sarà alcun margine di trattativa. Andremo avanti con una nuova mozione e indicheremo un altro candidato per il bene del Pd teatino», recita una lettera firmata dall’ex consigliere Gabriele Salvatore e altri 10 iscritti. Di Giovanni replica: «Il non aver digerito le sconfitte patite, qualche carriera mancata, il rancore per una non elezione anche dopo tanto tempo: credo che siano queste alcune delle ragioni che spingono qualcuno a usare certi toni».
Dopo l’elezione dei segretari di circolo – Luca Caratelli a Chieti centro e Riccardo Petaccia a Chieti Scalo – il prossimo 29 ottobre si gioca la partita più delicata, quella per il segretario cittadino: finora, Di Giovanni è l’unico candidato certo ma c’è tempo fino a venerdì per presentare un’alternativa. In una lettera, i ribelli annunciano che correranno con uno sfidante. E chi potrebbe essere? Non c’è certezza ma potrebbe essere l’ex sindaco Francesco Ricci che non è tra i firmatari della lettera. Di sicuro, il clima è avvelenato e l’elezione dei segretari cittadini – Caratelli vicino ai dissidenti e Petaccia filo Di Giovanni – non ha ricucito lo strappo che si era aperto con la fusione, poi ritirata, dei due circoli cittadini. «In merito al supposto accordo politico tra le due anime del Pd, tanto decantato da taluni personaggi, va precisato che era unicamente finalizzato a garantire in entrambi i circoli il rispetto delle diverse componenti del partito, sussistendo, invece, ancora una diversa e insanabile visione di come dovrebbe operare il Partito democratico a Chieti», dicono Salvatore, Angela Davide, Nestore Felice Tomeo, Giampiero Riccardo, Pierluigi Barone, Rita D’Alfonso, Matteo Sansone, Giampiero Picciani, Cristiano D’Intino, Luciano De Liberato e Tiziana Velluto. In calce alla lettera dei ribelli c’è anche un altro nome ma questa persona, in una comunicazione con il Centro, ha ritrattato la sua firma. I ribelli del Pd tornano ad avanzare sospetti sui tesserati di Chieti Scalo: «Non possiamo che sottolineare la discrepanza di partecipazione tra i due congressi di circolo. Siamo fortemente preoccupati per la scarsissima partecipazione degli iscritti a Chieti Scalo: la presenza di solo 6 iscritti su oltre 400 tesserati ci conferma i dubbi che abbiamo avuto sin da subito, ovvero che trattasi di iscritti “fantasmi” che solo pochi eletti hanno il potere divino di vedere».
Di Giovanni risponde: «Il congresso cittadino è stato convocato e sarà quella la sede per dirimere le controversie politiche. Rispondo così alla smania di protagonismo che ha qualcuno nel voler stare sulla stampa a tutti i costi, sempre con toni polemici e illazioni strumentali che, torno a ripetere, non credo interessino a nessuno. Io preferisco rispondere occupandomi della mia città. Finora dai protagonisti di tutti gli attacchi di questi giorni», dice il segretario, «non ho mai sentito una proposta politica. Credo che in questo gruppo prevalga una vocazione da “novelli giuristi” che, tuttavia nel voler andare continuamente alla ricerca di cavilli procedurali, cela il fatto che sono uniti tutti solo da un dissenso comune senza nessuna proposta o progettualità». Chissà se Di Giovanni resterà il candidato unico: «Il Pd», dice, «è un’istituzione democratica nella quale a nessuno è negata la possibilità di esprimersi. Tuttavia esistono tempi, modi, luoghi e regole e in base a ciò le varie sensibilità potranno confrontarsi. Il mio auspicio rispetto a ciò che ho sentito in questi giorni è che si possa passare al più presto dalla protesta alla proposta, invitando qualcuno a stare un po’ meno davanti alla tastiera e un po’ di più in mezzo alla gente». (p.l.)
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