Pd, M5S e Di Paolo: «La maggioranza è allo sbando»
Le dimissioni del consigliere Udc Mario De Lio da presidente della commissione Bilancio riaprono la polemica tra maggioranza e opposizione. «Anche una parte della maggioranza», dice Alessio Di Iorio...
Le dimissioni del consigliere Udc Mario De Lio da presidente della commissione Bilancio riaprono la polemica tra maggioranza e opposizione. «Anche una parte della maggioranza», dice Alessio Di Iorio del Pd, «ha capito che la situazione finanziaria dell’ente è drammatica. Il dissesto non è dichiarato ma c’è nei fatti e la città non ha certezze per il futuro, anzi l’unica certezza è che i debiti creati graveranno sulle spalle delle future generazioni. La città è allo sbando», insiste Di Iorio, «sarebbe intellettualmente onesto se il sindaco rassegnasse le dimissioni: dopo aver “albergato” per più di 20 anni in Comune non può dare le colpe dei suoi disastri ad altri». Interviene anche il M5S che sui conti aveva proposto una commissione d’inchiesta, poi, bocciata dal centrodestra: «Se la maggioranza avesse votato la nostra proposta, avrebbe potuto dimostrare di voler lavorare per il bene dei cittadini di Chieti. Il Comune è al collasso», dicono Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo, «nessun ufficio è in grado di funzionare correttamente e oggi perfino i tifosi più accaniti del sindaco ne possono prendere contezza. Adesso l’ultimo tentativo di far quadrare i conti per non dichiarare il dissesto, è rappresentato dall’odioso taglio lineare alla spesa. Di Primio è riuscito solo a ingigantire le criticità del Comune mentendo e illudendo i suoi elettori. Ci auguriamo che questi si ricorderanno di lui se e quando tornerà a chiedere il voto per accomodarsi in consiglio regionale». Secondo Bruno Di Paolo (Giustizia sociale), «i tagli al sociale, la sistematica mancanza dei documenti richiesti e l’assenza di punti di riferimento in commissione sono stati la goccia che hanno fatto traboccare il vaso anche per De Lio. È evidente», dice Di Paolo, «che così non si può andare più avanti: noi consiglieri non veniamo messi in grado di svolgere il nostro lavoro in commissione».

