Pellegrini ora dipinge da detenuto in casa

24 Agosto 2016

Gli amici della Voce dei Marrucini gli portano pennelli e colori, i quadri saranno venduti in una mostra

CHIETI. Fabrizio Pellegrini torna ad essere un artista. E in prima linea ad aiutarlo c’è il periodico “La Voce dei Marrucini”. Il 47enne di Filippone, arrestato per aver coltivato piante di cannabis, che però dice di usare per curarsi, trova il sostegno dell’arte per sopportare gli arresti domiciliari conquistati dopo una battaglia legale. Si concretizza, così, anche l’iniziativa del periodico cittadino che lo ha sostenuto, che ha voluto fornire gli strumenti per favorire la ripresa dell’attività artistica di Pellegrini attraverso una raccolta di fondi tra amici e lettori.

Proprio due giorni fa una delegazione composta da Ugo Iezzi, direttore, Mario D’Alessandro, caporedattore, Anna Crisante e Luciano Pellegrini, redattori collaboratori del periodico, si sono recati nella villetta di Strada per Villamagna alla periferia di Chieti e hanno donato alla famiglia di Fabrizio, alla sorella Marisella che lo ospita e alla madre Wanda pennarelli, colori e cartoncini per dipingere: «Pellegrini potrà così continuare ad alimentare, con strumenti e materiali adatti, la sua creatività artistica nella tranquillità familiare» dicono sempre dal giornale. Ma c’è di più, perché i dipinti di Fabrizio saranno esposti all’interno di una mostra personale nei mesi autunnali, contribuendo con le eventuali vendite delle opere, a raccogliere fondi per sostenere economicamente l’artista. Anche perché ha bisogno di continuare a curarsi: la sua malattia di fibromialgia necessita di continue cure a base di cannabinoidi. Insomma, la reclusione in casa si rivela una salvezza, dopo che è scoppiato un vero e proprio caso nazionale. Basti pensare che gli arresti domiciliari sono stati sollecitati da più parti, visto che il 47enne ha trascorso alcuni mesi nelle carceri di Madonna del Freddo (è stato arrestato nello scorso giugno, il processo ci sarà l’8 settembre). Il sostegno è arrivato dal partito radicale con i suoi legali Rossodivita e Di Nanna, da Rita Bernardini, candidata all’incarico di garante dei detenuti in Abruzzo (in lunga attesa di una sua elezione), da parlamentari come Gianni Melilla e altri, dall’opinione pubblica tramite i giornali locali e nazionali. Il tutto in un periodo in cui a Roma si ritorna a parlare di legalizzazione delle droghe leggere: «Con la ripresa dei lavori parlamentari che ha all’ordine del giorno la legge di legalizzazione dell’uso anche di cannabinoidi si conferisce alla storia di Fabrizio, alla sua vicenda umana e giudiziaria, una dimensione politica di grande rilevanza anche a livello nazionale» sottolinea D’Alessandro. (e.r.)