Pellegrini si sfoga: solo amarezza

7 Ottobre 2016

Lettera contro la Regione del teatino che deve curarsi con la marijuana

CHIETI. «Turbato e profondamente mortificato». Fabrizio Pellegrini scrive una lettera dopo aver appreso la notizia che la Regione Abruzzo ha finalmente dato attuazione alla legge sulla somministrazione di cannabis terapeutica escludendo però proprio la patologia di cui soffre lui, la fibromialgia. La lettera è stata resa nota dal suo avvocato Vincenzo Di Nanna, segretario dell’associazione radicale Amnistia Giustizia Libertà Abruzzi. L’artista teatino, che sta scontando i domiciliari a Bologna per coltivazione di marijuana, si dice «molto amareggiato» anche perché a causa della sua vicenda ci sono ora tante «vittime incolpevoli di una decisione arbitraria e incostituzionale». La legge, promossa nel 2014 dall’allora consigliere regionale Maurizio Acerbo, dopo due anni e mezzo ha finalmente i propri decreti attuativi, ma l’atteso intervento, a quanto dice lo stesso Acerbo, «contrasta con la legge». Secondo il suo ultimo comma, infatti, la giunta regionale avrebbe dovuto limitarsi ad attuare il dispositivo e invece, aggiunge Di Nanna, «escludendo la fibromialgia ha stabilito limiti o deroghe che non poteva stabilire. Ha modificato l’ambito di applicazione della legge che stabiliva il ricorso alla cannabis terapeutica qualora il medico l’avesse prescritta. Il presidente Luciano D’Alfonso è forse un medico?» chiede provocatoriamente l’avvocato che lancia il sospetto sul fatto che la Regione abbia voluto in qualche modo tagliare le gambe a possibili azioni di risarcimento danni arrecati alla salute del suo assistito. Intanto il processo Pellegrini va avanti in tribunale. Ieri c’è stata una nuova udienza davanti al giudice Isabella Allieri per la nomina dei periti. Era previsto il giuramento del consulente d’ufficio scelto dal tribunale, che però ha inviato una lettera per rinunciare all’incarico. Il giudice ha allora fatto il nome del professor Rino Froldi, docente universitario a Macerata e noto specialista della materia. Allo stesso nome aveva pensato anche la difesa. Cosicché, una volta appurato che la scelta era caduta sul luminare, l’avvocato Di Nanna ha fatto sapere di voler rinunciare alla nomina del consulente di parte, esprimendo «massima fiducia nei confronti del professor Froldi». L’udienza è stata rinviata al 27 ottobre. (a.i.)