Peperone dolce, due giorni di festa
Sfida tra le contrade a colpi di menù, bus navetta per i visitatori
ALTINO. Il peperone dolce è per Altino non solo un segno distintivo, ma anche un cibo di comunità, uno straordinario volano economico, visto che in paese sono già sei le aziende produttrici e altre due appena fuori i confini. È inoltre un presidio Slow Food, un indice di biodiversità da preservare e un vero e proprio collante sociale grazie ad un festival, giunto all’ottava edizione e di scena venerdì e sabato, a cui lavora tutto il paese: sette contrade per sette menù.
«Il Festival del Peperone dolce di Altino-Palio delle contrade non è una sagra», spiegano gli organizzatori, «ma piuttosto la celebrazione di un prodotto che ad Altino amano tutti e che tutti conoscono fin da bambini». La particolarità di questa variante di peperone è che cresce “a cocce capammonte”, ovvero rivolto all’insù, e che per la sua caratteristica dolcezza si può declinare in moltissime varianti. Nel piccolo borgo del Sangro-Aventino decine di massaie agguerrite ai fornelli presentano un menù composto da un primo, un secondo con contorno e un dolce. A giudicare le pietanze uno staff di chef capitanato da Ermanno Di Paolo, docente dell’istituto alberghiero di Villa Santa Maria e collaboratore della condotta Slow Food. Gli stand aprono alle 19, sono quattro i bus navetta gratuiti pronti ad accogliere oltre ottomila visitatori.
«Il peperone dolce di Altino», spiega il presidente dell’associazione di tutela Sebastiano Scutti, «viene coltivato nel territorio dell’Oasi di Serranella, con circa 150mila piante all’anno su sei ettari di terreno e può essere considerato volano per l’economia locale». «Lo studio dei piatti coinvolge vecchie e giovani generazioni, innescando un nuovo processo di integrazione culturale», aggiunge la vice presidentessa Mariella Di Lallo, «attorno al peperone sta nascendo una nuova economia che la nostra associazione vuole sostenere». (d.d.l.)
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