Per Di Paolo il sindaco è un “ostaggio” di Febbo

8 Giugno 2016

CHIETI. «Maggioranza spaccata e città ferma al palo, a causa dell’impossibilità di prendere decisioni». Opposizioni all’attacco dopo il consiglio comunale che doveva scegliere i due rappresentanti...

CHIETI. «Maggioranza spaccata e città ferma al palo, a causa dell’impossibilità di prendere decisioni». Opposizioni all’attacco dopo il consiglio comunale che doveva scegliere i due rappresentanti del Comune, uno della maggioranza e uno dell’opposizione, da mandare nel cda della nuova Asp di cui fa parte anche il “San Giovanni Battista”. I consiglieri Luigi Febo e Teresa Giammarino (Chieti per Chieti), Chiara Zappalorto e Filippo Di Giovanni (Pd) e Bruno Di Paolo (Giustizia Sociale) hanno rimarcato l’incapacità dello schieramento di maggioranza di trovare un accordo sul nome del rappresentante da votare.

È finita con l’elezione di Maurizio Costa, di FI, che ha superato di un solo voto il collega Ncd Roberto Melideo. Episodio che per Di Paolo testimonia che «il sindaco Umberto Di Primio è prigioniero della sua stessa maggioranza» e che all’interno del suo schieramento «il blocco più forte è quello che fa capo al consigliere regionale Mauro Febbo». L’opposizione non si è limitata a sottolineare la frizione tra le due anime della maggioranza ma anche ad indicare quella che dovrebbe esserne la diretta conseguenza: «L’immobilismo amministrativo».

Secondo Febo, infatti, «tra di loro non si parlano e perciò non riescano ad andare avanti. Speriamo soltanto che l’irritazione con cui Di Primio ha lasciato l’aula consiliare non venga rivolta anche al destino del “San Giovanni Battista”, che vive un brutto momento e che ha bisogno dell’aiuto del Comune per risollevarsi».

Quanto al fatto che neanche l’opposizione si è mostrata compatta sul nome della Zappalorto, eletta senza i voti dell’Altra Chieti e dei 5 Stelle, Di Giovanni ha accusato il capogruppo dell’Altra Chieti Enrico Raimondi di aver dimenticato il percorso condiviso insieme al resto dell’opposizione con le sue “impennate” e “fughe in avanti”. Bacchettate anche per il consigliere Pd Alesandro Marzoli che, come d’altronde lo stesso Febo, aveva votato l’emendamento di Raimondi sulle nomine: «Non è una questione di merito», ha detto Di Giovanni, «ma di metodo». (a.i.)