Per loro la casa non c’è: dormono in auto

13 Settembre 2014

In pieno “scandalo” degli alloggi popolari una giovane coppia racconta il dramma al Centro

CHIETI. Lui, 36enne disoccupato da quasi un anno. Lei, 30enne senza lavoro. Loro, una coppia di fidanzati, sono solo due delle “vittime” dello scandalo case popolari a Chieti.

D.L. è un giovane teatino costretto a vivere da due mesi in macchina insieme alla sua compagna, P. D. P., di Pescara, e al loro cane, un pitbull di nome Maya, in attesa che gli venga assegnata una casa d'emergenza. Sessanta giorni di incubi, rinchiusi in una Opel Corsa diventata da troppo tempo la loro dimora. D. L. e P.D P. vivono nell'automobile pur avendo fatto richiesta per un alloggio popolare ben due volte, senza aver avuto tuttavia la possibilità di impossessarsene, visto l'annullamento della graduatoria provvisoria. Per ora sono fermi nella loro auto a Pescara, città della ragazza, dove risiedono anche i genitori di lei. Questi li aiutano come possono, gli danno da mangiare, bere, lavarsi. Ma non hanno la possibilità di farli dormire in casa. Così la sera, i due giovani tornano nella loro Opel e trascorrono la notte in attesa di giorni migliori.

«Riposiamo pochissimo e male. Abbiamo paura che qualcuno possa avvicinarsi, pertanto non stiamo mai tranquilli. Al mattino presto dobbiamo svegliarci perchè il sole inizia a battere e fa troppo caldo in auto» commenta la coppia, aspettando di capire cosa fare realmente. «L’assessore Dario Marrocco ci ha detto di ripresentare per la terza volta domanda» sostiene P.D.P., «ma poi un dirigente lo ha smentito, suggerendoci di aspettare perché stavano ricontrollando le richieste già fatte». L'inferno è iniziato quando D.L., magazziniere tramite un'agenzia alla Chicco, ha perso il lavoro. Niente più stipendio, l'impossibilità di pagare l'affitto e di conseguenza l'inevitabile sfratto.

Da lì la richiesta per un alloggio popolare, ad oggi, mai conseguito. «Vorremmo una casa, un piccolo appartamento dove stare tranquilli e sereni. È un nostro diritto, siamo in graduatoria e ci spetta» hanno concluso i due giovani appellandosi agli addetti ai lavori

Alfredo Sitti