Perché non riaprono il Pomilio?

5 Gennaio 2015

Lo storico rifugio del Cai è off limits dal 2008. Appello dello scrittore pretorese Felice Marcantonio

RAPINO. «Tra poco ti seppellirà la neve e attorno a te solo si sentirà il frigolio delle antenne inumidite». Così, alla vigilia delle nevicate che a quelle quote sarebbero arrivate di lì a poco, Felice Marcantonio lo scorso dicembre si rivolgeva per l'ennesima volta al Rifugio Pomilio. Che per l'ennesima volta non ha risposto, chiuso nel suo silenzio solitario di sei anni rotto soltanto dai gemiti tecnologici dei tralicci che ospitano i più poderosi impianti di trasmissione radiotelevisivi e militari d'Abruzzo. Sorti come funghi, ed il perché è tuttora un mistero, attorno al baluardo del Club alpino italiano di Chieti, quasi in cima alla Maielletta ma a poche centinaia di metri dagli impianti sciistici di Mammarosa. Ormai sulla soglia dei 90 anni, lo scrittore pretorese continua a battersi col suo gruppo Facebook contro il mistero principale, la chiusura di quello che per oltre mezzo secolo -a partire dagli anni Cinquanta- era stato un riferimento per turisti, escursionisti e pastori della Montagna Madre. Lui e Giovanni Sante Di Cristofaro, autore dal 2013 di splendide immagini che immortalano il rifugio in ogni stagione, sono gli autori di una cronaca quasi giornaliera della tristezza che attanglia il Pomilio, seguita dagli oltre trecento iscritti al gruppo aperto sul social network nell'estate del 2013. L'unica novità delle ultime settimane viene da Rapino. Il sindaco Rocco Micucci ha comunicato a Marcantonio che il municipio ha emesso l'autorizzazione alla gestione della struttura, licenza decaduta per la protratta chiusura. Ma il pasionario del Pomilio chiede molto di più. «Perché il Cai di Chieti», per esempio, «non si decide ancora a riaprire?». E ancora: «Non è forse la presenza di tutte quelle emissioni elettromagnetiche sprigionate dai tralicci a scoraggiare l'offerta di un potenziale gestore interessato a investire un po' di soldi». Di certo c'è che il Cai è rientrato nel pieno possesso del Pomilio poco più di un anno fa, al termine di una lunga controversia legale che lo oppose al gestore. E che lo stesso Cai investì dieci anni fa quasi un milione di euro per ammodernare l'edificio, ripagando il mutuo con le difficoltà imposte dal mancato introito del canone annuale di circa 30mila euro come corrispettivo della gestione. «Sarà la base di Cape Canaveral o il cosmodromo di Baikanur? Ma no», è l'autorisposta, «è la nostra Maiella armata contro chi tenta di sapere perché il rifugio è chiuso dal 2008».

Francesco Blasi